«Per me un aperitivo rigorosamente analcolico, devo dare l’esempio ai miei giocatori». Così Giuseppe Marotta – Beppe per gli amici di Varese – direttore generale dell’area sportiva e amministratore delegato della Juventus.
Camicia bianca, pantaloni eleganti, sorriso sul volto. Sul tavolo un bel cocktail di frutta giallo, rosso e arancione. Non i colori della Juve, per intenderci. Ma anche senza scudetti e bandiere, la presenza di Marotta non è passata inosservata ieri, nel centro di Varese.
Intorno a mezzogiorno l’amministratore delegato era seduto nel giardino del caffè Pirola di via Veratti, con un amico. Tra i passanti qualcuno si è fermato a guardarlo oltre il cancello, interrogandosi: «Sarà lui o no?». Il dubbio è rimasto fino a quando un tifoso ha rotto il ghiaccio, domandagli un autografo. E così, tra una tartina e l’altra, Marotta ha scritto il suo
nome su un bel po’ di fogli di carta. Alla fine qualcuno ha preso il coraggio a due mani e gli ha chiesto di posare per una fotografia: richiesta a cui il dirigente non ha saputo dire di no. Tanta curiosità, ma ancor di più l’affetto che si respirava nell’aria. Cosa che – ha detto Marotta – «mi ha fatto piacere».
«Varese è una città molto bella – ha commentato, da buon varesino affezionato alla città dove nacque il 25 marzo 1957 – Purtroppo non ho molte occasioni di trascorrere il sabato mattina in centro, ma quando capita, me la godo volentieri». Alla faccia di chi dice che non si sta bene in città a Ferragosto.
Ovviamente, sulla stagione calcistica che arriverà, nessuna parola. Tanto che, non appena ha fiutato la presenza di giornalisti, il dirigente ha fatto «no» con il dito e ha aggiunto «non dico nulla».
Ma Marotta non si è sottratto all’obiettivo del nostro fotografo, né si è detto infastidito dall’interesse mediatico suscitato «sotto il piantone», il simbolo varesino per eccellenza.
Beppe non parla di Juve, ma un paio di parole sul Varese di Laurenza le spende: «Ho sentito il nuovo presidente un paio di volte al telefono. Mi ha colpito il suo entusiasmo, ne parlano tutti bene». Ma da qui a fantasticare una collaborazione tra i due club ce ne passa: «Noi aiutiamo tutti e nessuno». Il riferimento è ai giocatori del vivaio, ai giovani da valorizzare che la Vecchia Signora smista in tutta Italia confidando nella loro esplosione: «Abbiamo tanti ragazzi, se il Varese vuole la porta è aperta. Anche perché io per società avrò sempre un debole». Tra le righe delle parole di Marotta si legge la sua storia iniziata dal basso al Franco Ossola, da uno stadio che, parole di Laurenza «è il più vecchio della serie B». Ed è proprio il desiderio del nuovo patron biancorosso di realizzare un nuovo impianto per il calcio (e non solo) a potere avvicinare il Varese alla Juve. Da Marotta arriva la conferma: «Sì, ho dato la mia disponibilità a mostrare il nostro impianto e a spiegarne il funzionamento. Un nuovo stadio per Varese e per il Varese sarebbe davvero importante».
Infine una non battuta sulla squadra messa assieme dal duo Milanese-Montemurro: «Ci sono tanti giovani, ma non chiedetemi un parere perché preferisco non darlo. Questione di rispetto».
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