Una crisi gestita male dando potere ai giocatori

Nel calcio non dovrebbe esistere mai quella inutile fiducia a tempo che spesso è il primo passo di un allenatore verso la tomba.

Una società dovrebbe essere più che mai chiara nel sostenere il proprio tecnico se crede pienamente in lui anche quando i risultati non arrivano. Ci vogliono prese di posizioni decise e nette, senza titubanze o tentennamenti.

Il Varese 1910 è nato nell’estate del 2004 e subito si è posto il problema di dover cambiare allenatore. La bandiera Mario Belluzzo era stata licenziata dopo le prime partite del campionato di Eccellenza e al suo posto era stato promosso in prima squadra dalle giovanili Devis Mangia. Anche lui aveva avuto difficoltà all’inizio e il Varese, nonostante il cambio in panchina, faceva fatica a ingranare la marcia giusta.

Come raddrizzare la situazione? Riccardo Sogliano, presidente dell’epoca e grande conoscitore del calcio per averlo praticato ai livelli massimi, sia da giocatore che da dirigente, credeva molto nel giovane Mangia. Un giorno si presentò nello spogliatoio per affrontare i biancorossi con i modi ruvidi e sbrigativi che aveva imparato facendo il direttore sportivo in serie A, tuonando così mentre indicava Mangia: «Signori, questo è il vostro allenatore fino alla fine della stagione. Se qualcuno non è d’accordo ha una sola cosa da fare: prendere la porta».

Il gruppo si ricompattò all’istante e si mise in moto verso le zone alte della classifica all’inseguimento della capolista Fanfulla.

Anche in questa situazione, avremmo preteso la stessa fermezza dal Varese. Se Sottili aveva la fiducia piena della società, lo si doveva dire chiaramente da subito.

Ma occorreva essere chiari anche nel caso in cui il rapporto fra i dirigenti e il tecnico si fosse di fatto spezzato. Prendere tempo con cene, colloqui, summit o dare seguito a fiducie a tempo è solo controproducente. È come lavarsi le mani e mettere il destino dell’allenatore nelle mani dei giocatori, dando loro il potere di farlo saltare o di salvarlo.

Che colpe ha avuto Sottili? Qualcuno ha detto che questa squadra è stata costruita per giocare con il 4-3-2-1, modulo provato per tutta l’estate, e non con il 4-4-2, adottato da Sottili da quando sono iniziati i primi impegni ufficiali.

È stata la società a scegliere i giocatori e, volendo ben guardare, per il 4-3-2-1 mancherebbe un metodista e un trequartista (nel ruolo c’è solo Tremolada perché Neto Pereira e Caetano sono più seconde punte). In ogni caso la rosa è questa e bisogna fare di necessità virtù. Come il Varese, del resto, ha sempre fatto. Quando arrivò in biancorosso Daniele Buzzegoli, nell’estate del 2010, il centrocampista non aveva mai fatto il mediano ma si abituò a esserlo e con grande successo, come sappiamo tutti. Stesso discorso per Alessandro Carrozza: rivendicava a gran voce di essere una seconda punta e non gli andava di giocare sulla fascia come esterno ma Sannino lo costrinse ad indossare i panni dell’ala scattante e veloce e il Varese si mise a volare.

Adesso Gautieri avrà il compito di scoprire quali giocatori si adattano meglio al modulo. Non sempre sinora si è visto giusto: sulla fascia Caetano (che non è né sarà mai un esterno) invece di Forte, giovane in grado di garantire freschezza, cambio di passo e rapidità nell’uno contro uno. Lupoli, seconda punta anomala, è sparito e fa parlare di sé perché segna con la Primavera: perché non ripescarlo e cercare di reinventarlo anche lui come esterno?

Servirebbe poi dare delle certezze alla squadra perché troppo spesso si sono cambiati gli interpreti quando, invece, servono alcuni punti di riferimento precisi.

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