La Società Varesina Incremento Corse Cavalli va giù a muso duro e, ieri sera, ha diffuso un comunicato con le iniziali dei morosi e l’importo dovuto per utilizzare le scuderie, i servizi e la pista dell’ippodromo.
La somma dei debiti da riscuotere, così come risulta dall’elenco, ammonta a circa 260mila euro, a cui dovranno aggiungersi tutti i canoni del 2013 non inferiori a circa 200mila euro.
La Svicc, secondo questi conti, sarebbe quindi creditrice nei confronti di chi usufruisce delle scuderie e dei servizi ippici di circa 400mila euro. Tra gli allenatori dei cavalli dei proprietari maggiormente morosi c’è ne è uno che ha un debito di 140mila euro.
Se Borghi è arrivato a fare “le iniziali” – e non i nomi e cognomi, nell’ottica di «mantenere un rapporto di collaborazione e rilanciare l’ippica varesina» – è stato per ribattere alle notizie apparse in questi ultimi giorni sulla stampa, «che non hanno fatto altro che gettare fango su una storica società».
«Tale campagna contro la Svicc, stante i debiti, insospettisce molto – dice il comunicato – Non vorremmo che tale iniziativa mediatica sia stata “orchestrata” dagli allenatori proprio per distogliere l’attenzione delle somme dovute alla Svicc».
La conclusione della Svicc è la seguente: «Tale grave situazione debitoria di coloro che da anni usufruiscono dei servizi, unita ai ritardi del Ministero nel pagare i corrispettivi, non consente alla Svicc di essere puntuale nei pagamenti dell’energia».
«Il presidente “è disponibile, nel momento in cui verranno corrisposte le somme dovute, a reinvestirle nelle scuderie”». Ma gli allenatori non la pensano allo stesso modo. «La Svicc si sta arrampicando sugli specchi – dice , presidente degli allenatori – Non ci presenta una fattura dal 31 dicembre 2012».
Come al solito c’entra sempre la crisi dell’ippica: «fino al settembre 2012 l’Assi versava i premi dei cavalli che vincevano alla Svicc che tratteneva le spese dei box e dava la rimanenza ai proprietari dei cavalli – spiega Gonnelli – Poi il Ministero ha iniziato a pagare direttamente chi percepisce la vincita, quindi i proprietari. Tutte le società di corse si sono adeguate fatturando le spese ai proprietari dei cavalli, ma non la Varesina. Quindi come può pretendere i soldi se non ha fatto le fatture?».
Alle grandi questioni si sommano poi le beghe “condominiali”: «Quando il nuovo direttore della Varesina è subentrato al vecchio ha stabilito i nuovi prezzi, riducendo l’affitto del box da 116 euro a 80 euro al mese – dice Gonnelli – Poi, dopo due mesi, il prezzo è stato portato a 116 euro, ma senza che la decisione fosse condivisa con noi. Allo stesso modo, ci è stato chiesto di pagare anche i mesi in cui le piste sono state chiuse con il lucchetto, senza che le potessimo usare».
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