Caro Marco Dal Fior,
mi dispiace rispondere al tuo editoriale pubblicato martedì 8 luglio dicendoti che badi più alle affermazioni “di colore” e d’effetto che non alla sostanza dei fatti.
La realtà sottostante alle ipotesi che tu avanzi è ben diversa, sia per piazza Repubblica sia per il Politeama.
Perché affidarsi sempre ai rumors o alle maldicenze? Nel tuo articolo affermi, con ironia, che siamo su Scherzi a parte. Beh hai ragione… ma al contrario…
Innanzitutto non è ancora stata effettuata alcuna scelta sulla collocazione del futuro teatro. Quindi tutte le tue considerazioni partono da un presupposto errato.
Le ragioni per un piano B non derivano dal fatto che il teatro non ci starebbe nel sedime della caserma. Anzi, vi troverebbe un’ottima collocazione. Per me sarebbe la scelta migliore, anche perché la soluzione opposta costringerebbe i varesini a non avere la struttura e l’offerta culturale per almeno due anni. La ragione di prevedere un piano alternativo sta nel fatto che le iniziali affermazioni e gli impegni della Soprintendenza ancora non sono espressi e senza un parere definitivo non ci possiamo muovere. Quindi di fronte alle titubanze dell’ente che deve autorizzare i lavori – peraltro già approvati in passato – ci pone nelle condizioni di trovare soluzioni alternative.
Il vero problema poi sta non nella semplice realizzazione del teatro, ma nella riqualificazione generale di piazza Repubblica, e per compierla è necessario disporre della Caserma. Il Comune l’ha acquistata? Pagata troppo? In questo caso vorrà dire che l’affare non l’ha fatto uno speculatore privato, ma uno pubblico, l’agenzia del demanio. Nelle scelte urbanistiche, inoltre, la collocazione dei singoli edifici non viene mai fatta all’inizio, ma è oggetto di scelte e proposte che si modificano strada facendo.
Ciò che mi fa più sorridere è però il tuo peana al Teatro Politeama. La tua soluzione sarebbe talmente ovvia che anche un bambino ci avrebbe pensato e non un sindaco ottuso… Ma ci sono due problemi: al Politeama non è possibile, “fisicamente”, realizzare la torre scenica, e sappiamo che è indispensabile per avere un teatro (vedi che è successo alla Scala). Dovremmo, per realizzarla, acquistare il condominio alle spalle, costringere i proprietari ad andarsene, abbatterlo e costruire il necessario. Allora sì, saremmo su Scherzi a parte. Non esiste poi lo spazio esterno per consentire il carico scarico delle scenografie per i tir delle compagnie.
Ecco, se i cittadini dovessero scegliere, partirebbero da una prospettiva della realtà falsa.
Fai ironia anche sul parcheggio alla Prima Cappella: le firme sono state raccolte non raccontando la verità dei fatti. Purtroppo la democrazia diretta è bellissima, ma i presupposti perché si possa arrivare a scelte condivise e corrette sono delicati.
Un saluto.
Attilio Fontana*
© riproduzione riservata













