Quarto incendio in via Carrobbio: cambia l’accelerante ma il piromane è sempre lo stesso. È questa volta ha alzato il tiro. Distrutto il magazzino della cioccolateria, intossicate (per fortuna in modo leggero) due delle dipendenti.
Non più benzina per appiccare le fiamme che sono divampate poco dopo le 8 di ieri, ma diavolina, il carburante utilizzato per accendere i barbecue estivi. Non ci sono dubbi: il piromane ha colpito ancora. Quattro incendi in meno di una settimana.
La polizia di Stato indaga a 360 gradi, ma due sono le piste primarie. Una delle quali vede il piromane agire dall’interno.
C’è infatti un giallo collegato alle chiavi che permettono esclusivamente a condomini residenti e commercianti con esercizi nella palazzina presa di mira di accedere all’area box cantine dell’edificio. I primi due incendi sono stati appiccato dall’interno. Sono due i cancelli da aprire per accedere all’area nel mirino del piromane.
Non ci sono segni di scasso e nessuno ha notato altri scavalcare le due cancellate al momento dei roghi. I primi due incendi, si diceva, sono stati appiccati dall’interno: il piromane è arrivato sino alla soglia della cantina presa di mira.
Il terzo incendio, invece, è stato appiccato da fuori, la benzina è stata sparsa sulla soglia del portone d’accesso alla palazzina che dà su piazza Ragazzi del ’99 in un luogo meno esposto al passaggio dei pedoni. Perché? Perché il giorno prima le serrature dei due cancelli erano state cambiate dall’amministratore condominiale. Il piromane forse non aveva ancora le chiavi. Ieri mattina, però, il rogo è stato di nuovo appiccato dall’interno. È la prima domanda degli inquirenti è stata: chi aveva le chiavi?
Chiavi che erano state distribuite nei giorni scorsi ai commercianti e ai condomini stessi. Pista interna, dunque. Anche se non si esclude la traccia droga.
Il tunnel che collega via Carrobbio a piazza Ragazzi del ’99 è infatti frequentato da giovani spacciatori e altrettanto giovani consumatori di marijuana.
Più volte commercianti e residenti hanno allertato le forze dell’ordine per segnalare il problema. E più volte le forze dell’ordine erano intervenute denunciando pusher e acquirenti.
Una vendetta? Oppure una lite condominiale andata oltre l’ordinario? Per gli inquirenti a questo punto, visto il giallo delle chiavi, l’ipotesi racket appare non esclusa ma marginale.
E del resto quale taglieggiatore attirerebbe su se stesso l’attenzione con quattro incendi, invece di minacciare sotto banco per non essere scoperto?
Quattro incendi appaiono troppo eclatanti per essere un messaggio estorsivo. Quattro incendi sembrerebbero l’azione e di un esibizionista. Motivato da fatti personali.
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