Sono in novecento per 58 posti La beffa dei prof vale per tutti

Sono in novecento per 58 posti
La beffa dei prof vale per tutti

Al Nord ci saranno più possibilità di trovare lavoro rispetto al Sud, ma i posti sono comunque pochissimi e tanti professori rimarranno senza cattedra e dovranno accontentarsi degli “spezzoni”.

Lo si evince incrociando i dati del “contingente” diffusi dal Miur, con i nominativi dei professori in graduatoria per il ruolo nella provincia di Varese. Per le superiori i candidati sono 906 per 58 posti. Per le medie: 468 per 57 posti.

Boccata di ossigeno per il sostegno, che recluta dieci insegnanti all’asilo, 60 alle elementari, 49 alle medie e 65 alle superiori. Dopo l’affondo di Maroni sui professori meridionali che portano via il posto ai “nostri”, ci si domanda se davvero il meccanismo che c’è adesso faccia il bene della scuola.

«Quello delle graduatorie è un sistema informatico centralizzato che va rivisto assolutamente. Speriamo che si riesca a farlo davvero e in modo condiviso – dice il dirigente dell’ufficio scolastico provinciale – Le graduatorie così come sono oggi non vanno nella direzione dell’autonomia scolastica. Pensiamo ai dirigenti degli istituti scolastici che devono rispondere di tutto, ma che non possono disporre nulla. Non ultimo: oggi sono pochi gli specialisti in grado di muoversi in mezzo alla “macchina”. Credo che spostare tutto su livelli regionali sia sensato».

Un esempio di come la burocrazia penalizzi la scuola è l’insegnamento di alcune materie in lingua straniera che da quest’anno avrebbe dovuto diventare realtà alle superiori.

Ma a Varese sono poche quelle che potranno davvero introdurlo, perché sono pochissimi i docenti di ruolo che insegnano materie non linguistiche e che conoscono una lingua straniera così bene da poterla usare in cattedra.

Il punteggio delle graduatorie, inoltre, non sempre rispecchia l’effettiva preparazione del docente. Il voto di laurea concorre al raggiungimento del punteggio, cosa in cui i professori del Sud sono solitamente avvantaggiati.

Ci sono le truffe: proprio ieri la guardia di finanzia ha indagato 22 docenti pugliesi «privi dei prescritti titoli abilitativi», che avevano presentato autocertificazioni false per «scalare» la graduatoria. Discutibile anche l’effettiva validità anche dei punti guadagnati frequentando corsi universitari di formazione a pagamento, che costano tra 600 e 1.600 euro.

«Io non ho mai voluto sostenere corsi di formazione a pagamento, ma quest’anno ho “ceduto” – racconta, professore di inglese delle medie precario, di 54 anni – Ho studiato su alcune dispense mal scritte e ho guadagnato tre punti. Se non avessi fatto questa scelta, adesso invece di essere al terzo posto in graduatoria sarei all’ottavo e vedrei come un miraggio il diventare di ruolo. Con un meccanismo così, ci sono prof che diventano di ruolo appena prima della pensione».

Capita persino che i docenti si facciano lo sgambetto: «Può essere che arrivi un professore da un’altra provincia con un punteggio superiore e passi avanti. Ma succede anche che il collega ti dica “non farò alcun corso” salvo poi trovartelo l’anno dopo più avanti in graduatoria perché un corso lo ha sostenuto» dice D’Errico.

«Bisognerebbe trovare davvero un modo di premiare il merito – dice la professoressa di francese – Difficile però capire come. Magari basterebbero dei corsi di aggiornamento più seri di quelli che ci sono adesso».

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