Grazie ragazziE’ una città diversa

Grazie ragazziE’ una città diversa

Quattro ragazzi su un divano a parlare di Inter, una decina di giovani a bere lemonsoda e mangiare albicocche… sembra un salotto tra tanti a Varese. E fino a lunedì lo era. Ma se si osserva più in profondità si vede, dietro ai loro sorrisi, un volto pallido e stanco, nonostante per molti sia periodo di vacanza e di mare; si vedono occhi gonfi e rossi, e non certo per il cloro delle piscine in cui tanti in questi giorni avrebbero dovuto fare il bagno. Anzi, molti di loro in vacanza c’erano davvero, altri stavano per partire: voli anticipati e partenze rimandate, perché tutto perde senso e importanza davanti alla tragedia; perché le vostre vite si erano incrociate con quasi tutti a Varese e ora quasi tutti si stringono intorno al vostro ricordo. E così, contro ogni aspettativa, le nostre giornate non sono eterni attimi di vuoto e di lacrime, ma momenti vivi d’accoglienza. Entrano in casa, a gruppi di due, di tre, di dieci, e, con l’abitudine che li contraddistingue, si versano da bere, preparano il caffé, vanno a far la spesa. Non bisogna nemmeno dire loro dove sono le cose… sono cresciuti qui e questa, da anni, è anche casa loro. Le voci di sempre, i gesti di sempre…solo non ci sei tu a grigliare sul balcone o a tagliare con precisione certosina i «pomodorini per bruschetta».A volte entrano e semplicemente, attoniti, respirano te. Vengono per noi; vengono per se stessi. Anni passati insieme , tra gite

in montagna e campi di pallone, hanno insegnato che dove non sembra farcela il singolo, riesce il gruppo. Non cambia la pendenza della montagna, ma camminare insieme allevia la fatica. Casa tua, casa nostra è solo una delle tappe del loro giro quotidiano alle famiglie. Girano di casa in casa, di amico perso in amico perso, tacendo il loro triplice dolore. Tutti si preoccupano di tutti: gli amici, dei fratelli; i fratelli, di chi è sopravvissuto; i genitori, dei figli rimasti; i figli, dei genitori.A chi li chiama chiedendo dove siano rispondono senza esitazione «a casa del Paolo». Si fermano a pranzo, perché più si è meno si vede quel posto vuoto a cui mai riusciremo ad abituarci. Se ne vanno giusto il tempo di una doccia per poi tornare, questa volta in Chiesa, per pregare per voi. Sorprendente camminare per Varese in questi giorni… sembra deserta, come sempre accade in questo periodo. Eppure quando cala il sole centinaia di persone affollano la basilica. Viene da chiedersi da dove siano usciti, ma poi, guardando i loro volti affranti, si vedono persone delle zone vicine, amici che fino a ieri erano all’estero che, pur non potendo cambiare le cose, si sono precipitati a Varese per dire «Paolo, Andre, Luca ci sono anch’io! Vi ho voluto bene!». Questa è l’eredità che lasciate, ragazzi: il senso bello dello stare insieme, dell’esserci sempre, dove serve. Si dice che si raccoglie ciò che si semina…inutile negarlo allora: siete stati tre ottimi giardinieri!Claudia Dal Fior

s.bartolini

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