«Là dove c’erano le more ora c’è… il cemento». Così e la moglie , entrambi di 91 anni, ricordano piazzale Pogliaghi nei primi anni Cinquanta.
I coniugi nel 1953 avevano aperto il primo chiosco di souvenir al Sacro Monte: «Il nostro chioschetto era bellissimo. Al tempo il piazzale era una collina verde ricca di more enormi – raccontano – Da lì partiva una stradina sterrata che conduceva alla Rasaeè sempre lì arrivava la vecchia linea del tram. Erano gli anni in cui il Sacro Monte era vivo, i turisti e i pellegrini arrivavano da ogni parte del Paese e dall’estero».
Quando Giuseppe e Concetta ricordano l’inizio della propria attività i loro occhi luccicano. I due sono nati e cresciuti a Messina e all’età di 21 anni si sono trasferiti a Varese. Erano gli anni dei primi governi , durante i quali l’Italia cercava di ricucire le ferite dopo la guerra.
Sul fronte economico i problemi erano quelli della ricostruzione fisica del Paese e la preoccupante coesistenza di inflazione e disoccupazione. Ma nonostante nel Nord siano bastati pochi anni per acquisire un nuovo volto, l’economia italiana continuò a presentare due facce di una stessa medaglia. «Il Sud era arretrato e povero: non c’era lavoro – ricordano – Gli imprenditori non investivano lì perché mancavano le infrastrutture. Il mito, in quegli anni, era quello del “triangolo industriale” Milano-Torino-Genova». Così, non appena sposati, i giovani coniugi siciliani raggiunsero una cugina che lavorava alla Rinascente di Milano.
Gironzolando nei dintorni, incapparono in Varese, nello specifico capitarono al Sacro Monte: «Fu amore a prima vista e decidemmo di vivere qui». Non solo, dopo pochi anni investirono i pochi guadagni accumulati nell’apertura di un chiosco: «Vendevamo souvenir, altri chioschetti come il nostro aprirono in quegli anni sulla via sacra: lavoravamo tutti tantissimo. Ora il business dei souvenir è defunto, così come è defunto il Sacro Monte. L’unica cosa rimasta che attrae ancora pellegrini è il Santuario».
Giuseppe e Concetta parlano della morte del borgo sacro con rammarico, sfogliando un vecchio album di fotografie che conserva i ricordi di un tempo lontano, secondo loro dimenticato: «Molte persone forse non ricordano più quanto era bello questo posto: lo è ancora, ma si sta piano piano spegnendo».
Il declino, dal loro punto di vista, arrivò dopo la sospensione del servizio dei tram e il fallimentare progetto della funicolare. «Finché i tram sono stati in funzione, la gente è arrivata al Sacro Monte a fiumi. La riapertura della funicolare non ha mai veramente funzionato. Ora, la colpa della desertificazione di questo posto magico è dei troppi vincoli imposti ai visitatori: non possono più fare nulla, nemmeno parcheggiare».
Così, negli anni Ottanta i due coniugi hanno deciso di affittare il chioschetto: «Prima a una signora che lo ha convertito in una sorta di punto di ristoro. Poi, visto che gli affari non erano più quelli di una volta, lo abbiamo ceduto in affitto alla compagnia che oggi gestisce il servizio pullman verso il Sacro Monte: è diventato il luogo di sosta degli autisti».
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