Una colletta per salvare il lago di Varese: perché no?
Più che un’idea concreta è una provocazione. Perché, come un lago non si può svuotare con un cucchiaino, così non lo si può neppure salvare buttandoci dentro le monetine.
Ma l’altra sera, a Palazzo Estense, si è svolto un summit per il lago e i sindaci dei comuni rivieraschi hanno dimostrato tanta voglia di fare. Senza contare l’aria di partecipazione che si respira in città, con la nascita di comitati e lo sviluppo di iniziative spontanee di sensibilizzazione ambientale.
E così noi abbiamo lanciato la palla ad amministratori e associazioni, chiedendo loro di pensare a qualche obiettivo che si potrebbe raggiungere con un’operazione di fundraising.
Sappiamo che, con una colletta, non si possono raccogliere tutti i soldi che servono per mettere mano all’impianto di collettamento, che è l’intervento più urgente e di cui solo l’Ato può occuparsi. Ma coinvolgere i Comuni rivieraschi e i cittadini in qualche iniziativa potrebbe compattare ancora di più quel «fronte comune» che si schierato per salvare il lago.
«Con una colletta si potrebbero finanziare interventi di maquillage e non di sostanza – chiarisce , assessore all’Ambiente del Comune di Varese – Io, se dovessi indicare un progetto in cui mettere i soldi raccolti dai cittadini, proporrei il noleggio di un barcone per raccattare detriti, alghe, sporcizie ed evitare l’accumulo di depositi. Un intervento del genere costerebbe qualche decina di migliaia di euro all’anno e avrebbe il pregio di rendere l’aspetto del lago più decoroso».
«Secondo me, con una colletta, si potrebbe intervenire sul livello del lago di Varese – spiega della Lipu – Alzandolo di una ventina di centimetri, le piante a foglie larghe (come i fiori di Loto) non riuscirebbero più a svilupparsi nel centro del bacino lacustre perché le radici non riuscirebbero a toccare il fondo. In questo modo, non si renderebbe neppure necessario lo sfalcio, che è un’operazione costosa che la Provincia esegue ogni anno impiegando parecchie risorse economiche».
Per modificare il livello del lago bisognerebbe intervenire sul sistema di regolamentazione dell’acqua. I fondi raccolti potrebbero anche servire per mappare tutte quelle attività che ancora utilizzano l’acqua del lago: quante sono? Ne esistono ancora?
Soldarini suggerisce di coinvolgere i cittadini nel «dichiarare guerra» a una pianta infestante di nome Ludvigia Haxapetala.
«Con la collaborazione dei volontari, che potrebbero raccogliere la pianta in un Ludvigia Day, diminuirebbero i costi di smaltimento – dice – In Francia, dove il problema è molto sentito perché la Ludvigia ostacola la navigazione dei canali, sono stati installati addirittura cassonetti apposta per buttare la pianta».
Un’altra pianta infestante per il nostro lago è il Fior di Loto: ha colonizzato principalmente la palude Brabbia.
Un esempio di partecipazione positivo c’è già a Cazzago Brabbia, dove i volontari di tanto in tanto si offrono per tenere aperte le ghiacciaie. E dove, domani, con la sagra del pesce di lago, si raccoglieranno soldi per restaurare il Rierùn, un antico barcone da pesca.
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