Quella foto di samantha È un monito dallo spazio

L’editoriale di Francesco Caielli

Malpensa (anzi, “la Malpensa” perché così la chiamano i nostri nonni e così la chiamiamo anche noi) vista dall’alto è bellissima, vero? Samantha Cristoforetti, la donna astronauta che sta inorgogliendo tutta l’Italia, ci ha fatto un bel regalo. Una foto nel suo splendido viaggio con naso all’ingiù, la nostra Malpensa ammirata dallo spazio: eccola lì. Inconfondibile, immersa nel verde della brughiera, col Ticino che sembra

accarezzarla tagliando il colore con la sua vena d’azzurro, con i paesi e le città che la circondano e che tutti abbiamo istintivamente provato a riconoscere. Quel post sulla sua pagina Facebook, ammettiamolo, ci ha gonfiato il petto: perché la Malpensa è un po’ come il bistrattato e zoppicante fiore all’occhiello di un territorio che ha sempre sognato di decollare senza (quasi) mai riuscirci.

E poi succede che davanti a quella foto i sentimenti cambiano in fretta. All’inizio si spalanca la bocca e si resta ammirati di fronte al miracolo che c’è dietro a un semplice scatto: il mistero dello spazio e la curiosità atavica che ci stimola, la meraviglia delle conquiste fatte dalla scienza e quella meravigliosa fetta di sconosciuto che ci attira e insieme ci affascina. Poi la meraviglia se ne va, e pure abbastanza presto: lascia spazio a un po’ di sano orgoglio campanilistico, alla soddisfazione di vedere la nostra terra nobilitata con qualche minuto di celebrità e un mazzo di “like” su Facebook. Ma quanto può durare l’orgoglio?

Esatto: poco. Perché è un attimo, poi problemi e domande arrivano a cacciare via la poesia riportando tutti con i piedi per terra: altro che sullo spazio. Perché a volerla guardare bene, quella foto parla: e dice una cosa che andrebbe ascoltata. La Malpensa è “l’aeroporto di nessuno”. Non è di Milano, non è di Varese, non è del Nord Italia.

E la nostra Cristoforetti con la sua immagine dallo spazio ce l’ha fatto vedere piuttosto chiaramente: attorno, il nulla. Bello e verdeggiante finché si vuole, ma del tutto inutile nell’ottica di un aeroporto al quale qualcuno aveva follemente appiccicato un’etichetta con la scritta “Hub” e che oggi sta in piedi (più o meno) grazie al cargo, a qualche compagnia straniera e al Terminal2 colorato d’arancione Easyjet.

Oggi la Malpensa è l’aeroporto degli stranieri: perché all’estero tutti quanti lo conoscono e lo apprezzano (perché diciamolo: a “Mxp” le cose funzionano piuttosto bene e il viaggiatore che ci transita senza pregiudizi riesce pure a farselo piacere). Insomma, un aeroporto che non è profeta in patria: chi dovrebbe amarlo perché ci abita di fianco lo odia perché non porta nulla all’economia del luogo, chi dovrebbe amarlo perché potrebbe utilizzarlo per i suoi viaggi lo odia perché lo trova scomodo e difficile da raggiungere.

E quindi, a noi cosa rimane? Un’intenzione, un’idea: qualcosa che avremmo voluto e che invece non è. Malpensa per noi oggi non è un aeroporto e nemmeno uno strumento di supporto al territorio. Malpensa per noi è solo un argomento: di discussione, di polemica, di scontro politico. Un argomento quasi morboso sul quale ognuno vuole dire la sua, sul quale scannarsi senza mai tirare fuori mezza proposta concreta per ridisegnare il futuro di questo aeroporto (foss’anche la sua chiusura, foss’anche il relegarlo a terminal per low cost sul modello di Bergamo). Ci rimane una foto presa dallo spazio che assomiglia a una cartolina. La faremo vedere ai nostri figli quando saranno grandi, sperando di poter raccontare una storia diversa.