– Il Centro Geofisico Prealpino si muove contro il tempo, mettendo in campo – in attesa di un segnale dalle istituzioni – nuove idee per scongiurare la chiusura. La notizia di ieri è un comunicato che campeggia sulla home page del sito internet dell’ente, corredato dal collegamento a una petizione popolare e dall’avvio di una raccolta fondi di tipo associativo.
Al contempo, però, spunta anche una sorta di “dead line” fissata per il 28 febbraio e confermata dal presidente : «Se non ci saranno novità positive, da quel giorno saremo costretti a un sensibile ridimensionamento».
Le parole del comunicato non sono fraintendibili: «Dal 1° gennaio il Centro continua ad assicurare il servizio di previsione metereologica e di assistenza alla Protezione civile locale e regionale senza alcun contributo pubblico, sopravvivendo coi fondi dell’associazione di volontariato G. V. Schiapparelli. Pur adoperandoci presso le istituzioni, non abbiamo ancora ricevuto alcuna conferma risolutiva: chiudere comporterebbe l’irreparabile perdita di oltre mezzo secolo di studi e di conoscenza del territorio al servizio dei cittadini e di vari enti, studi conosciuti e apprezzati ben oltre l’ambito locale».
Belli ne spiega le motivazioni: «Si tratta di una convalida delle voci che si sono diffuse nei giorni scorsi. Finora siamo stati in silenzio, ora lo diciamo apertamente: siamo in estrema difficoltà».
La nota, tuttavia, diventa anche lo spunto per promuovere due iniziative. La prima è appunto una petizione che verrà girata a Regione Lombardia, Provincia e Comune di Varese: in pochissime ore la stessa ha raccolto più di 2500 firme, superando largamente il traguardo minimo di 1000. La seconda è l’invito a donare un contributo, spontaneo o tramite associazione al Centro Popolare Divulgativo: 26 euro annui che permettono, tra l’altro, di partecipare agli incontri che si tengono periodicamente all’Osservatorio del Campo dei Fiori. «Fare a meno dei soldi pubblici non è in
ogni caso possibile se si intende proseguire – continua Belli – Soci e volontari lavorano alacremente, ma i servizi che forniamo non possono prescindere dall’apporto di professionisti che vanno pagati». Servizi che sono già stati necessariamente modificati: «Dal primo febbraio tutte le attività di manutenzione delle stazioni metereologiche sono state sospese. Dal 28 saremo costretti ad interrompere anche quella delle attrezzature e a ridurre gli orari del personale di 10 ore (l’organico attuale del solo Centro geofisico è di 2 ricercatori ndr). Stiamo andando avanti di tasca nostra e siamo al limite».
Senza pretesa di esaustività, ecco cosa si rischia di perdere: il bollettino giornaliero diffuso via web, segreteria telefonica, radio e giornali (Gazzettino Padano ma non solo), cui si aggiungono le informazioni richieste da professionisti, agricoltori, operatori edili, aeroporti e organizzatori di eventi; l’aggiornamento continuo del sito www.astrogeo.va.it che conta circa 4 milioni di visitatori annui; le 39 stazioni meteo sul territorio; il controllo dei livelli di laghi e fiumi della provincia; la comunicazione dei dati in tempo reale sulle situazioni di pericolo meteo alla sala operativa della Provincia di Varese; l’assistenza metereologica per eventi sportivi internazionali quali i campionati europei e mondiali di canottaggio, di volo a vela, di vela e di deltaplano; il monitoraggio sismico tramite le stazioni del Campo dei Fiori e di Santa Caterina e quello relativo ai fulmini.
E poi ancora: 3000 visite notturne annue all’Osservatorio, 50 conferenze e 4000 studenti accolti e istruiti con passione.













