Expo fa un test di inglese a Varese Rischio scivoloni: ci serve un aiuto

Corsi per negozianti, esercenti e ristoratori. Ma per molti frequentare è un problema. La soluzione? Stage ad hoc per gli studenti. Ascom, Aime e albergatori: «Parliamone»

– Expo sta per bussare alle nostre porte. A neanche cinquanta chilometri da quello che sarà il centro del mondo, a nemmeno venti dall’aeroporto che accoglierà la maggior parte dei visitatori, Varese si prepara e spera, soprattutto di essere considerata appetibile. In tal senso c’è un particolare che – a nostro giudizio – dovrebbe prevalere su gli altri, lasciando per un momento in secondo piano il legittimo “carrozzone” di eventi e manifestazioni che enti pubblici e privati stanno allestendo per mostrarsi al globo: siamo preparati dal punto di vista linguistico? Qual è il livello di padronanza delle lingue tra operatori commerciali e turistici, universalmente considerati? Perché alla domanda “chi è?”, quella che porremo una volta che l’Esposizione Universale avrà bussato alla porta con la targhetta Varese, la risposta non sarà data

in italiano. E bisognerà essere in grado di capirla e di assecondarla.Insomma: la Città Giardino è poliglotta? Come se la cava con l’inglese? Abbiamo posto i seguenti quesiti alle associazioni di categoria, ricevendo in cambio pareri contrastanti. La sensazione è che la preparazione linguistica non sia una priorità; potrebbe, però, diventare un problema. Da qui l’idea de “La Provincia di Varese”: perché non utilizzare – tramite stage o con lo strumento dell’alternanza scuola/lavoro – il patrimonio costituito dagli studenti e dalla loro conoscenza degli idiomi stranieri? Istituti linguistici e università sarebbero una risorsa a costo, quasi, zero, un aiuto concreto per albergatori, ristoratori, commercianti, aziende e uffici, e – da ultimo – un volto giovane e diverso da spendere: un po’ quello che è successo per i mondiali di canottaggio del 2014.