Oggi al lido dopo 10 anni insieme ai nostri figli

L’editoriale del direttore Andrea Confalonieri

Sono passati dieci anni, quattro direttori, Francesco Caielli e Federica Artina si sono sposati e stasera alla festa del nostro giornale al Lido della Schiranna arriveranno con le loro quattro bambine che nel 2005 erano un miraggio nei fondi dei bicchieri di mojito quando ci si ritrovava al vecchio “Barlafus” di viale Europa sognando di costruire lo stadio nuovo di Ricky Sogliano a Varese. Per noi questi dieci anni ne valgono cento, anzi centoventisette. Perché significa che bastano poche persone che ci credono (in redazione adesso siamo un po’ meno rispetto all’inizio, ma il grande Liedholm diceva che «in dieci si gioca meglio che in undici»), mettendoci quel cuore che, nel deserto del cinismo e della routine tutta italiana, ci ha portato là dove nessun altro era mai giunto prima: sulla Luna? No, su Marte, a vivere dove nessun altro quotidiano della provincia (e per “altro” intendiamo diverso, non nei gusti ma nell’anima, nella capacità di salire sulle barricate e di restarci fino alla battaglia finale) era mai riuscito ad arrivare. Le donne e gli uomini della “Provincia di Varese” hanno poche armi, ma affilate perché colpiscono alla gola: si fanno voler bene, e a volte da qualcuno anche male (meglio dell’indifferenza), “spaccano” perché vanno a fondo con le loro idee, con le persone che ci leggono o sono costrette a farlo per curiosità o per paura, sapendo benissimo che non c’è pregiudizio, tranne l’amicizia, la fatica e la capacità di credere in quello che si fa fino alle estreme conseguenze.«Cosa hanno combinato oggi quelli della Provincia?»: nella capacità di dar vita a qualunque sogno (o incubo) non abbiamo rivali. Basterà guardarvi in faccia stasera al Lido, da Giancarlo Giorgetti a Francesco Vescovi, da

Stefano Bettinelli a Bobo Maroni, da Tiziano Masini al diciassettenne tifoso del Varese Francesco Zecchini con il suo gruppo delle “vacche sterili”, da Renato Torresani della palestra Bellavista (che da dieci anni se la prende a morte quando nella sua edicola di Morazzone trova solo poche copie, o quando dimentichiamo di mettere gli orari delle dirette tv di Formula 1 e Motomondiale) a Daniele Marantelli e Sean Sogliano, da Edo Bulgheroni a Luca Alfano. Ecco, basta sapere che Luca, con il papà e il fratello, ha voluto spingere la sua carrozzina fino a qui, festeggiando insieme a noi, per non avere paura di nulla e andare avanti così, portando tra un anno altri cento Luca all’appuntamento della Schiranna. Né Luca, né Renato ma neppure voi che arriverete stasera senza dircelo al Lido, dopo essere arrivati ogni giorno in edicola o magari con l’intenzione di farlo (quella dobbiamo darvela noi), lo farà per un invito o per una sfilata su una passerella che non c’è. Ma perché la Provincia è un piacere, non un’abitudine o un dovere. È un’avventura mai banale, a volte dura e tagliente ma intensa, vissuta al massimo mentre tutti tirano il freno o abbassano lo sguardo. Siamo sempre i soliti ragazzi che stanno provando a diventare uomini, con l’incoscienza e la capacità di stupirsi di dieci anni fa, sapendo – ci perdonerà Beppe Sannino se stravolgiamo il suo motto – che «tutto è scritto» per gli altri, ma non per noi. Abbiamo solo una certezza: questo giornale è un’opportunità, non è una famiglia che ti capita ma che ti scegli. E non cambieremmo questi dieci anni con nient’altro al mondo. Perché ciò che non uccide, fortifica. E noi siamo delle rocce.