Le parole di Aldo e di Nives sono per te

Il pensiero del nostro Francesco Caielli per l’amico Ivan Basso nel giorno dell’intervento chirurgico

“La sera del 23 febbraio eravamo tutti attorno al suo letto. Aveva provato a buttare giù qualche cucchiaio di pastina, ma non ci era riuscita. Versi le undici mi ha chiamato vicino a lei e mi ha preso la mano. Poi, avvicinandosi all’orecchio, mi ha sussurrato. «Ivan, adesso torna a casa tua. Vai a dormire che domani devi allenarti: devi vincere il Giro d’Italia». È stata l’ultima cosa che mi ha detto. La mia mamma c’è ancora. Ho la fortuna di essere credente e quindi ho la

certezza della sua presenza: la sento tutti i giorni, in un modo o nell’altro. Il suo numero è ancora memorizzato nella rubrica del mio cellulare sotto la voce “Nonna Nis”. Nella sua camera da letto tutto è rimasto uguale: c’è ancora la sedia dove appoggiava i suoi vestiti, sul tavolino c’è il cappello che aveva iniziato a portare per nascondere i segni della chemio, e nell’armadio ci sono ancora le scarpe. Come se dovesse tornare da un momento all’altro, come se non se ne fosse mai andata”.

Caro Ivan, nel nostro libro parlavi così di tua mamma Nives: così raccontavi la sua malattia e la sua morte, così raccontavi le sue ultime ore. Quelle parole, “Vai a dormire che domani devi allenarti, devi vincere il Giro d’Italia”, ci rimbombano nella mente in queste ore che precedono il tuo intervento. Ci piace pensare che la tua mamma te le stia dicendo adesso, nei momenti in cui un po’ di sacrosanta paura si fa largo a oscurare anche il sorriso più sincero.

La paura. Tu la conosci bene, vero? La paura che ti prendeva la sera prima di una tappa importante, la paura che ti attanagliava la notte prima della crono di Verona con la maglia rosa appoggiata sulla sedia, la paura quel giorno in cima allo Stelvio col sapore amaro della sconfitta da masticare in bocca. Ivan: tu non hai mai avuto paura

della paura, mai. Te ne sei sempre preso gioco, sfruttandola per diventare un po’ più grande. Lo farai anche questa volta: l’ennesima riga tirata sulla tua vita, dietro un Ivan diverso e davanti un Ivan migliore. E chissenefrega se l’Ivan di dopodomani sarà in sella a una bici, seduto su un ammiraglia, o seduto sul divano di casa a godersi la sua famiglia.

Anche perché quel che ti sta succedendo è stata l’occasione per prendere in mano ancora una volta il nostro libro. Alla fine ci eravamo trovati a parlare di Aldo Sassi, che se n’era andato da qualche mese. Scrivemmo così. “Resterà quella frase. Scritta da Aldo sul suo profilo di Facebook due sere prima di andarsene per sempre. «In certe situazioni il dolore non può che essere l’inizio per intraprendere nuove azioni»”. Ivan, qui c’è dentro tutto: c’è dentro tutto e anche di più, e tu lo sai. Stampatela in testa e portatela in ospedale: perché qui non vediamo l’ora di sapere cosa ti inventerai, dopo, questa volta.