– «La Lega è la forza ormai trainante del centrodestra. Ammesso che ci sia ancora un centrodestra, perché alle categorie destra-sinistra ormai credo poco. Ma questo significa che noi dettiamo la linea e le idee. Poi siamo aperti al confronto e all’alleanza con Forza Italia. Ma dobbiamo parlare tutti una lingua sola. Altrimenti andiamo da soli. Non si può dire una cosa a Bruxelles, aiutare Renzi a Roma e voler poi governare Varese, Gallarate e Busto con noi».
Le parole del segretario federale esaltano e strappano gli applausi al pubblico, in un Politeama strapieno di militanti, ma anche semplici curiosi, venuti ieri sera alle 18 ad ascoltare il leader della Lega.
Lui, Salvini, con il suo stile diretto e popolare, non usa giri di parole, e non si limita a un’analisi politica nazionale. Parte, anzi, da lontano, dagli scenari internazionali, che sono quelli che lo preoccupano di più.
«Quello che è accaduto in Turchia – scandisce – temo possa accadere anche da noi. E solo la Lega si sta battendo per cambiare questa situazione. Del resto, l’Isis l’ha detto, vuole arrivare a Roma. Questo significa che noi abbiamo la responsabilità del futuro di tutto il Paese e non solo, perché è tutta l’Europa che corre questo rischio. E siamo in pochi a dirlo e cercare di salvare la situazione».
E ancora: «L’avversario della Lega non è Renzi, è la rassegnazione. Ovvero, dire che tanto le cose non cambiano». Ma ovviamente Renzi è il primo “ostacolo” da rimuovere. «Sta cambiando la Costituzione in maniera così centralista che in confronto Mussolini era un sincero democratico».
«La Lega sta avvicinando un sacco di gente. L’alternativa a Renzi siamo noi, siete voi». E qui un avvertimento: «La Lega al 4% dava fastidio, ma poteva essere tollerata. Una Lega al 14% fa paura. Cercheranno di colpirci, mi aspetto prima o poi le indagini e altro ancora».
Quindi un accenno ai fatti di Gallarate, e della sparatoria che ha visto un appuntato dei carabinieri far fuoco contro un’auto di rapinatori, dopo che questi avevano investito e ferito il suo collega. «Non sempre quello che è normalità viene considerata normale. A Gallarate che un carabiniere spari, dopo quello che è successo, è normale. È pagato per farlo. Purtroppo il rapinatore è morto. Devo dire purtroppo perché se no siamo cattivi. Lascio a voi immaginare cosa sto pensando».
Sul futuro del partito assicura che «non ci chiameremo mai Lega Italia». Però bisogna guardare oltre. «Ma sul fatto che dobbiamo crescere lo lascio a voi delegati. Secondo me o si vince tutto o si perde tutto».
Il partito insomma è in evoluzione. E sul presunto scontro interno con il presidente della Regione Lombardiaha voluto fare chiarezza, dicendo che non c’è nessun dissidio. E ha invitato sul palco Maroni, che aveva parlato prima, per un abbraccio davanti ai presenti. La Lega che è emersa dal congresso provinciale è un partito di lotta, duro e puro, che vuole correre da solo alle elezioni.
Questo il senso dei numerosi interventi durante la fase di discussione. «La Lega non può diventare forza minoritaria, dev’essere il partito guida della provincia» ha detto .
«Abbiamo spesso alleati cialtroni, pronti a minacciare di andare con il Pd e che in coalizione ci bloccano l’azione politica» ha detto, candidato della Valbossa.
E l’ex presidente della Provincia di Varese: «Il nostro problema continua a chiamarsi Italia che non vuol dire disprezzare qualcuno, la battaglia per l’indipendenza dev’essere innanzitutto intellettuale».
Edi Carnago: «La Lega Nord è l’unica ancora di salvezza per la Padania. Dobbiamo infatti abbandonare questo Paese ormai fallito».
La stessa , sindaco di Gazzada, ha auspicato «una corsa senza gli alleati alle prossime amministrative».
E lo storico militante di Saronno, padre del neosindaco, ha voluto celebrare la vittoria leghista in un territorio difficile, rimarcando: «Ce l’abbiano fatta anche senza Forza Italia». ha poi sottolineato: «Quella di Saronno non è una formula che può essere ripetuta ovunque, ma c’erano condizioni particolari. Noi abbiamo fatto una coalizione di centrodestra senza quelle forze che volevano candidare a sindaco un esponente di Scelta Civica, che a Roma sostiene Renzi».













