A caccia di un lavoro da colfIn 5mila puntano alla sanatoria

A caccia di un lavoro da colfIn 5mila puntano alla sanatoria

VARESE Hanno tempo dal 1 al 30 settembre per mettersi in regola. Molti, entro quella data, devono trovare un posto come colf o badanti. E così i 12 mila clandestini della nostra provincia hanno aperto la caccia al datore di lavoro. Alla Cigl arrivano ogni giorno almeno 10 richieste di informazioni e il numero è destinato ad aumentare con il passare dei giorni. Tanti chiedono quali sino i requisiti necessari, i documenti da presentare, i tempi da rispettare. «È difficile fare previsioni, ma si

stima che arriveranno circa 5 mila domande» afferma Sergio Moia della Cisl. Un numero ottenuto considerando che nel 2007, con il decreto flussi, sono state presentate 8500 domande. Ne sono state accettate circa la metà, per cui potrebbero rimanere ancora 4mila clandestini in attesa di essere regolarizzati. A cui si aggiungono i mille irregolari che entrano ogni anno nella nostra provincia. Che la sanatoria badanti sia vista come una possibilità di regolarizzazione anche per operai, muratori, altri lavoratori che operano “in nero”?

«Di queste 5 mila domande, più della metà saranno “false”, dove per false significa presentate da datori di lavoro fittizi» continua Moia. «Certo, dipende da quanti troveranno un datore di lavoro disponibile a certificare. Qualcuno lo fa perché è un parente, qualcuno per amicizia, qualcuno per soldi». La sanatoria, infatti, prevede che chi ha una colf o una badante al suo servizio da almeno 3 mesi possa versare 500 euro di arretrato all’Inps e regolarizzarla.
Secondo Moia non deve stupire il numero di datori di lavoro non veri: «Spesso, la falsa assunzione è un passaggio obbligato perché l’irregolare trovi un lavoro regolare». Ecco la situazione tipo: il datore di lavoro è disposto ad assumere un lavoratore immigrato, ma solo se si presenta come regolare. Quindi, paradossalmente, per diventare regolare, un lavoratore deve trovare qualcuno che lo assuma “sulla carta”. «Ci sono centinaia di persone che devono ricorrere a questi stratagemmi» continua Moia. «Non è l’eccezione, è la regola».

Potrebbe anche succedere che un datore di lavoro, proprietario di una piccola impresa, abbia un lavoratore extracomunitario clandestino, che paga in nero. E che è molto valido. La procedura non prevede che operai e muratori possano essere regolarizzati, «e di conseguenza potrebbe succedere che un datore di lavoro

“spacci” il proprio operaio come un domestico, per non perderlo» aggiunge Jacques Amanì, del coordinamento stranieri della Cigl. L’iter per la regolarizzazione, altrimenti, prevede che il lavoratore in nero faccia ritorno nel proprio paese dove deve essere contattato e tornare con il decreto flussi (fermo da due anni).

s.bartolini

© riproduzione riservata

Aggiungi La Provincia di Varese tra le fonti preferite su Google