Ultimo Cda della Rai, ancora bufera sul divorzio da Sky

Ultimo Cda della Rai, ancora bufera sul divorzio da Sky


Roma, 6 ago. (Apcom)
– Nonostante la canicola agostana e la voglia di vacanza, è
difficile immaginare un clima da ultimo giorno di scuola a Viale
Mazzini. Il nodo è ancora Sky. Sul Cda, e sull’operato del dg in
particolare, pesano le critiche e le perplessità espresse sulla
vicenda non solo dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e dal
presidente della Vigilanza, Sergio Zavoli, ma anche dalle forze
d’opposizione e dalla rappresentanza sindacale dell’azienda e dei
giornalisti. A quest’ultima, oggi, il dg Mauro Masi spiegherà
le ragioni che hanno determinato il divorzio da Sky: l’incontro è
previsto alle 12 a viale Mazzini e parteciperanno, oltre
all’Usigrai e all’Adrai, anche Cgil, Cisl, Uil e Ugl.

La linea del dg non varierà e sarà la stessa contenuta nel
dossier fatto recapitare al Colle: l’offerta di Sky (50 milioni
di euro l’anno per sette anni per il bouquet Raisat) era
“inaccettabile” perchè è impossibili immaginare di cedere il
prodotto di punta della tv pubblica, ovvero reti generaliste e
offerta free, a costo zero. Senza contare che, ‘scesa’ dal
satellite di Sky e approdata al digitale e a TivùSat, l’offerta
Raisat sarà in grado di raggiungere il ‘break even’ finanziario,
quindi il pareggio di bilancio, entro due anni grazie alla
raccolta pubblicitaria. Prospettive che permettono di immaginare
anche guadagni dopo il 2011.

L’affaire Sky rimane terreno di scontro politico. L’affondo più pesante arriva dall’Idv di Antonio di Pietro: “L’occupazione dei media è quasi terminata, come nel più romanzesco dei piani della P2. Mancano solo alcuni tasselli del puzzle, come le nomine dei vicedirettori, e sarà tutto finito. Con Masi che avrà così compiuto lo sporco lavoro per cui è stato chiamato”, tuona l’ex pm sul

suo blog, promettendo: “a settembre porterò all’attenzione del Parlamento Europeo la vicenda e, se necessario, riacquisterò una pagina della stampa estera per un nuovo appello alla comunità internazionale”. La vicenda “rappresenta un ulteriore passo in avanti verso l’attuazione completa del ‘Piano di Rinascita democratica’, di cui il piduista capo del Governo e la sua maggioranza sono arditi sostenitori”, rincara la dose l’eurodeputrato Luigi De Magistris.

Non mancano critiche dal Pd: “La nostra impressione è che un
negoziato autentico non ci sia mai stato”, accusa il capogruppo
in vigilanza Fabrizio Morri, che invita i vertici aziendali a
ripondere ai quesiti posti dal Quirinale e dalla Vigilanza, come
fa il centrista Rao invitando agcom e antitrust ad accendere i
riflettori sulla vicenda. Interviene anche la Federazione della
Stampa che, senza mezzi termini, chiede a Masi di “cogliere
l’occasione dell’incontro di domani con i sindacati aziendali per
dissolvere il pesantissimo sospetto di aver arruolato il servizio
pubblico in una insensata guerra televisiva contro Sky a
esclusivo vantaggio di Mediaset”.

Intanto oggi il Cda dovrebbe dare via libera alle proposte di
nomina per i vice direttori di Raiuno e Tg1. Gianluigi Paragone
rimane l’unico esterno in corsa, dopo i paletti imposti da Paolo
Garimberti. Il vice direttore di Libero dovrebbe essere votato a
maggioranza, posto che non può contare sui voti dei consiglieri
di opposzione nè del presidente. Gli altri vice di Mauro Mazza
dovrebbero essere Gianvito Lomaglio, Chicco Agnese, Maria Pia
Ammirati, Daniel Toaff, Ludovico Di Meo. Susanna Petruni,
Fabrizio Ferragni, Claudio Fico, Andrea Giubilo e Gennaro
Sangiuliano sono in corsa al Tg1 come vice di Augusto Minzolini,
che sempre oggi dovrebbe presentare il suo piano editoriale.

Cep

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