Condivido, quindi lavoro. L’economia del futuro è un circolo che conviene

Riduzione degli sprechi, risparmi di materia prima ed energia, opportunità occupazionali: ce la faremo?

La sharing economy risulta innovativa e “attraente” grazie all’idea che ne sta alla base, ovvero l’ottimizzazione dell’uso delle risorse disponibili. Il principio è semplice: si usa solo quello che serve e si arriva ad azzerare gli sprechi. Una nuova modalità di consumo e un cambio di comportamenti che si concretizza nella condivisione di beni e servizi nella prospettiva di un miglioramento generale della società e favorendo la fiducia degli utilizzatori in un’ottica di comunità.«Condividere è di moda ed è utile per gli affari, la comunità e il pianeta». Questi i vantaggi esclusivi di un movimento che, al di là dell’aspetto economico o ecologico, è anche sociale.Il concetto di proprietà viene messo in discussione a beneficio del principio dell’accesso o dell’utilizzo. Invece di comprare un bene e di adoperarlo semplicemente “qualche volta”, si può pensare di utilizzarlo solo quando se ne ha realmente bisogno e solo per il tempo necessario, per poi rimetterlo in “circolo”, a disposizioni di altre persone o per un diverso impiego.Questa modalità di consumo condiviso e responsabile è un aspetto caratterizzante della Circular Economy, che la Commissione Europea a fine 2015 ha posto al centro della sua strategia attraverso la realizzazione di un ambizioso pacchetto di misure destinate a promuovere la transizione dell’Europa verso un nuovo modello di economia che si propone di aumentare la competitività globale, sostenere la crescita economica e generare nuova occupazione. In un’economia circolare il valore dei prodotti e dei materiali si mantiene il più a lungo possibile:

i rifiuti e l’uso delle risorse sono minimizzati e le risorse vengono mantenute fino a quando un prodotto ha raggiunto la fine del suo ciclo vitale, per poi riutilizzarlo più volte e creare ulteriore valore.Un sistema economico particolarmente virtuoso nella prevenzione dei rifiuti, nella progettazione sostenibile ed eco-compatibile dei prodotti e in grado di introdurre nuove modalità di riutilizzo potrebbe generare risparmi netti di utilizzo di materia prima ed energia per le imprese pari a 600 miliardi di euro all’anno.La Commissione Europea prevede inoltre che il passaggio, da economia lineare a economia circolare, porterà nel futuro due milioni di posti di lavoro. I settori legati al riciclo e alla riconversione – intesi come recupero, riutilizzo, riparazione e rigenerazione delle risorse – offrono infatti sempre maggiori opportunità occupazionali.Se è un dato di fatto che il mercato del lavoro sta registrando negli ultimi anni un graduale calo dell’occupazione per professionalità di medio livello, altrettanto vero è che la crescita dell’economia circolare può intervenire positivamente in questo scenario favorendo processi di riqualificazione professionale del mondo manifatturiero e della piccolissima impresa.Il pacchetto dei provvedimenti che la Ue intende proporre per i prossimi anni è articolato e modificherà, oltre alla legislazione sui rifiuti, molte norme relative a prodotti e servizi ma anche le regole di commercializzazione e utilizzo.Ma tali azioni saranno tanto più efficaci quanto più assisteremo a un coinvolgimento dei diversi stakeholder: decisori politici, aziende e consumatori. Un cambiamento che dovrà quanto più possibile diffondere comportamenti sostenibili e responsabili.