– «Incatenarsi al piantone? No. Se è pericoloso meglio abbatterlo, anche se è una decisione dolorosa». A pensarla così sono molti dei negozianti di via Veratti, gli stessi che hanno detto per generazioni ai propri clienti «siamo vicino al Piantone». Gli stessi che hanno rimirato per anni e anni il tronco dell’albero, che sono passati sotto le sue fronde alla sera per rincasare o al mattino per aprire l’attività. Che il Piantone sia un amico è inconfutabile, che gli si voglia bene come un parente anche.
«Ma se quell’albero è morto, incatenarcisi (come affermato, forse un po’ provocatoriamente, dall’assessore all’Ambiente , ndr) non ha senso – dicono i negozianti – Meglio guardare avanti e fare qualcosa per dare continuità alla storia, piantandone uno nuovo». Sulle sorti dell’albero, al momento, non ci sono certezze. «Ma che è malato si vede dalla chioma – argomenta de La Convenienza – Dispiace tanto, ma se è biologicamente morto e se è pericoloso va abbattuto. E’ come un dente malato, la cosa migliore è toglierlo». Chiaravalli aggiunge che, secondo lui, la pianta non ha sofferto per via dei lavori realizzati sul Vellone: «Quello fu un intervento sulla copertura perimetrale, le radici non furono toccate». E ancora: «Sono qui da 50 anni e ho notato che da due anni la chioma del piantone si sta spogliando. Stiamo parlando di un albero che ha quasi 200 anni. Gli alberi non sono eterni. Non mi incatenerò al suo tronco per evitare l’abbattimento, se sta morendo è meglio tagliarlo prima che venga giù, anche se è un grande dolore». «Sarebbe bello curarlo se fosse possibile. Ma se crolla è un disastro e la sicurezza deve essere la priorità» è il parere di , del negozio Coccole e Vitamine. «Il dispiacere è tantissimo, ma non ho intenzione di incatenarmi» afferma , dell’agenzia immobiliare di via Veratti.
La fiorista è fiduciosa: «Io spero che il Piantone non debba davvero essere abbattuto, anche perché è un simbolo della città. Tutti sanno dov’è, è un punto di ritrovo da generazioni. È ovvio che nessuno vorrebbe arrivare all’abbattimento, ma se sarà necessario non si potrà pensare di fare diversamente perché la sicurezza deve essere la priorità». «Io lo imbalsamerei e lo terrei così, sono qui da una vita e non riesco a immaginare la strada senza di lui. Il dispiacere è tanto. Ma se quell’albero dovesse diventare un problema, non si può pensare di mantenerlo lì – suggerisce di Tutto Moto – Meglio ripiantarlo e ricominciare da capo con la storia, magari pensando di fargli un omaggio, installando in loco una foto d’epoca e una didascalia che lo ricordi per sempre». «Ci sono cose che non si vorrebbero fare mai, ma che vanno affrontate anche se dolorose. Se è necessario, sebbene il dolore sia grande, il Piantone va abbattuto – conclude di Buosi – Eviteremmo tutti volentieri di fare una cosa del genere. Saremmo anche disponibili a partecipare a una colletta se esistesse un intervento risolutivo per guarire il Piantone. Altrimenti, con la colletta, si potrebbe pensare di acquistare un albero nuovo per far ripartire la tradizione».













