«Brexit, si aprirà un lungo periodo di incertezza. Per il Regno Unito, ma anche per l’Europa, che diventa meno forte e meno credibile agli occhi del mondo». La comunità economica italiana è preoccupata per l’impatto della vittoria del “Leave” al referendum britannico sull’Unione Europea, e The European House Ambrosetti organizza una “conference call” con , editorialista ed economista capo del Financial Times, per i membri del “Club”, che raccoglie i più importanti imprenditori e manager del Paese. «Un momento storico» lo definisce il varesino , amministratore delegato di Ambrosetti: «Per avere un’idea di quanto pesante sia il danno, basti pensare che la borsa di Tokyo al meno 8% è la peggior performance dai tempi di Fukushima». E da Wolf la comunità economica si aspetta di capire cosa succederà, visto che il “day after” del referendum sulla Brexit è stato uno tsunami sui mercati finanziari. «I mercati se l’aspettavano» ammette Martin Wolf. «Per via del fatto che la Gran Bretagna è entrata nell’Unione dopo i sei fondatori, in termini strumentali e non identitari, e per via della crescita dei populismi in Europa». Lo stesso Wolf nei giorni precedenti il referendum aveva stigmatizzato le «bugie» con cui il fronte del “Leave” aveva chiesto di votare per la Brexit: «Cameron rispondeva a pressioni politiche interne al suo partito per indire il
referendum, ma ha preso una decisione disastrosa, commettendo un enorme errore. Cosa succederà? Un nuovo primo ministro, forse Boris Johnson anche se per me non è efficace in quel ruolo. Prevedo un lungo periodo di incertezza per la Gran Bretagna, ci vorranno diversi anni per negoziare gli accordi commerciali che dovranno seguire all’uscita dalla Ue». Per l’economia del Regno Unito, secondo l’editorialista, si prospetta «un periodo di incertezza, con scarsa capacità di controllare gli alti e bassi dei mercati finanziari. Probabile una recessione, minori investimenti e minore credibilità del Regno Unito e dell’Ue nel mondo». Una delle conseguenze negative sul clima economico è data dal fatto che «se si pensava che Paesi come il Regno Unito, da secoli legati a un’economia globale, fossero stabili e controllati dall’establishment, oggi questa certezza non c’è più». Se per Wolf il contagio verrà «limitato» dagli interventi delle banche centrali, evitando la catastrofe, l’impatto sarà comunque notevole: «Gli investitori posticiperanno le loro operazioni nell’Eurozona, in attesa di una stabilizzazione. Nel mondo, la Gran Bretagna non è così importante, ma la Brexit offre un pericoloso segnale di scarsa fiducia nell’Unione, anche perché la Uk è un Paese molto in vista agli occhi del resto del mondo». Dai leader europei Wolf attenderebbe una reazione chiara ma ammette di «non aspettarsi che siano pronti a reagire».
Servirebbero tre azioni: «Una chiara dichiarazione di fiducia nella Ue e nel suo futuro, con un impegno a farla sopravvivere – snocciola Wolf – in secondo luogo, discutere politiche concrete per rafforzare la cooperazione tra i Paesi Ue e per rendersi più credibili, facendo sì che la Brexit appaia un episodio e non l’inizio di un processo. Terzo, dare linee guida su come impostare le negoziazioni con il Regno Unito e su quali parametri accordarsi». Wolf si aspetta una “linea dura” da parte dell’Europa. Sul fronte internazionale Wolf vede un freno all’accordo Ttip: «Sarà più difficile, viene meno uno dei governi che spingevano per un accordo . Nella Ue che resta, sarà meno forte il fronte per la globalizzazione e le liberalizzazioni».













