Dopo vent’anni di governo della città la Lega saprà tornare partito di lotta?

L’analisi - Il Carroccio, ingessato e imborghesito, dovrà puntare sulle nuove leve per garantirsi un futuro

– Dalla Lega di lotta e di governo alla Lega di sola lotta. Ma, dopo oltre vent’anni a sedere nei palazzi del potere, potrà il Carroccio ritrovare la propria genuinità per portare avanti battaglie puramente ideali? Innanzitutto, per capirlo, bisogna smettere di parlare di Lega al singolare. Ci sono tante Leghe, forse perché il Carroccio è sempre stato mutevole, si è adattato nel corso degli anni, dei decenni alle contingenze, cavalcando le battaglie del momento. Nato come partito federalista, a metà anni Novanta ha lanciato il tema della Secessione, dal quale è venuta fuori tutta l’anima più folkloristica. Quindi è dovuto tornare sui propri passi con la ripresa dell’alleanza con Berlusconi e con il centrodestra, iniziando il gioco, portato avanti diligentemente dai propri colonnelli, di un colpo al cerchio e uno alla botte: tenere la militanza infervorata e, sottobanco, chiudere di continuo accordi politici. Questo sistema “binario” ha avuto un riflesso anche sulla militanza: da una parte la “manovalanza”, animata da veri ideali e dotata di ottimi paraocchi, dall’altra i “poltronari”, duri e puri a parole, ma sempre velocissimi ad occupare ogni posizione di potere che capitava loro a tiro. Ora, con le varie fasi vissute dalla Lega

Nord, e i travagliati passaggi dall’era Bossi all’era Maroni e quindi all’era Salvini, gran parte della base idealista si è levata il paraocchi, fuggendo. Quello che resta della base bossiana e maroniana non è rappresentativo di una Lega di lotta. Lo stesso Roberto Maroni ha puntato tutto, in Regione, sulla capacità amministrativa. Il problema, quindi, di avere una Lega di lotta a Palazzo Estense è determinata dal fatto che i quattro consiglieri comunali saranno proprio Maroni più due ex assessori, Fabio Binelli e Carlo Piatti. Più abituati a governare che a fare opposizione. Dei tre, Piatti, che ha fatto un solo mandato, potrebbe essere quello più vicino ad una Lega di lotta. La vera novità è però il quarto consigliere, il segretario cittadino Marco Pinti. Lui, salviniano doc, appartiene pienamente all’ultima fase leghista, strutturata sulla lotta. Nonostante qualcuno abbia cercato di trovare in Pinti il capro espiatorio, in quanto segretario, della sconfitta a Varese, va detto che se la Lega a Varese è ancora vitale lo si deve a lui. Il dna leghista è cambiato, a perdere è stata la Lega ventennale, “ingessata” e imborghesita. Se la Lega avrà un futuro, sarà grazie alle nuove leve come Pinti.