– Lavoratori de La Quiete in stato di agitazione. Da tre mesi senza stipendio mentre lo sfratto per la clinica è ormai esecutivo e il 29 luglio la struttura andrà all’asta per la seconda volta. Un fallimento infinito se Varese non saprà salvare una delle sue eccellenze sanitarie.
In questo quadro si colloca l’intervento del neo eletto sindaco di Varese Davide Galimberti: «Il sindaco ha preso a cuore la vicenda e auspica che si possa trovare al più presto una soluzione per i dipendenti e per le loro famiglie – si legge in una nota ufficiale- La clinica deve rimanere a Varese perché rappresenta una eccellenza della nostra città». Il Comune di Varese potrebbe dunque diventare capofila per la salvezza della struttura. Certo l’ente non può essere solo e in molti, tra lavoratori e cittadini, chiedono a gran voce l’intervento del governatore Roberto Maroni, quindi di Regione Lombardia, e del presidente della Provincia di Varese Gunnar Vincenzi. E sul caso La Quiete è intervenuto anche il prefetto di Varese Giorgio Zanzi: «La proprietà attuale sta lasciando. Varese rischia di perdere posti di lavoro e un’eccellenza nel campo sanitario. L’appello è chiaramente quello di salvare la clinica. L’auspicio è che l’asta del 29 luglio non vada deserta e che nuovi e seri investitori possano rilanciare la struttura». Ieri mattina, intanto, nuovo presidio dei lavoratori davanti alla struttura: «Le retribuzioni prima arrivavano a singhiozzo e ora sono sempre più rade – si legge nel Funzione Pubblica – Il gestore dell’attività, non si premura in alcun modo di avvisare i dipendenti riguardo ai reiterati ritardi o alle motivazioni dei ritardati pagamenti, mostrando anzi un disinteresse sempre più marcato nei confronti dell’azienda e di chi vi presta servizio».
Al momento attuale i dipendenti non percepiscono lo stipendio da tre mesi e non hanno ottenuto dal gruppo frosinate Sant’Alessandro nessuna risposta, se non un silenzio oramai prolungato: «Nel corso di quest’ultimo anno i dipendenti – prosegue la nota – dimostrando un profondo senso di appartenenza ed indubbia professionalità, senza mai in alcun modo andare a colpire la produttività aziendale, hanno cercato di contattare il gruppo Sant’Alessandro, in principio tramite tentativi telefonici (vista l’assenza del gruppo e dei suoi rappresentanti sul territorio), poi attraverso le organizzazioni sindacali con richieste di convocazioni.
Vista la crescente difficoltà a contattare i referenti delle società, vista la loro completa assenza in azienda e considerato che il Gruppo Sant’Alessandro non ha mai rispettato quanto concordato negli incontri sindacali, i lavoratori si sono rivolti al Prefetto di Varese due volte in tre mesi. Il gruppo Sant’Alessandro si è presentato solo la prima volta rispettando solo parzialmente gli impegni assunti davanti al Prefetto; la seconda volta non si sono neanche presentati! Da quel momento nessuno del gruppo si è più presentato a Varese. A questa situazione di precarietà già gravissima, a questo crescente e preoccupante silenzio, a questo peso che grava sui lavoratori e sulle loro famiglie sempre più colpite da questa situazione, si deve necessariamente aggiungere che il Gruppo Sant’Alessandro è, da diverso tempo, oggetto di uno sfratto esecutivo da parte del curatore fallimentare il cui accesso è avvenuto presso la clinica nella mattinata di ieri, e che l’intera proprietà immobiliare andrà all’asta il 29 luglio. Tutti questi elementi hanno progressivamente accresciuto i timori dei dipendenti, i quali però, profondamente legati alla loro Azienda, sono disposti a rivendicare in tutte le sedi opportune i propri diritti e a difendere la sopravvivenza de La Quiete, di fatto parte della Storia della Nostra Città». La Sant’Alessandro non ha mai rilasciato dichiarazioni. Due mesi fa il legale della società aveva semplicemente dichiarato che si stavano cercando appoggi bancari. Che evidentemente non sono arrivati. E del resto sulla clinica insiste un provvedimento del tribunale fallimentare di Varese irreversibile. La proprietà non ha mai versato l’affitto dovuto al fallimento. Di fatto la Sant’Alessandro ha versato soltanto 900 mila euro dei 9 milioni di euro dovuti per l’acquisizione della struttura. I termini di pagamento erano perentori e non sono stati rispettati. Da qui lo sfratto divenuto esecutivo e la fissazione di una nuova asta fallimentare. A rischio ci sono circa 200 posti di lavoro e una fetta importante della sanità varesina. Tra 20 giorni il destino de La Quiete sarà noto, anche se l’asta potrebbe andare deserta in prima battuta.













