– La Fiera di Varese «è un appuntamento importantissimo e di alto livello». Tuttavia, per il futuro occorrerà per forza cambiare qualcosa, cercare nuove formule. «Sono necessari sicuramente elementi di innovazione. Io punterei su qualcosa di specifico, legato alla caratteristica fondamentale di Varese: essere la Città Giardino». Questo il chiaro messaggio lanciato dal sindaco Davide Galimberti, durante la diretta televisiva di Rete55, andata in onda mercoledì sera proprio dall’Area Spettacoli
della Fiera. La necessità di trovare una nuova formula per rilanciare la Fiera appare chiaro. Quello che oggi manca, infatti, sebbene la manifestazione continui ad avere successo, è quell’elemento in più in grado di darle un orizzonte più ampio. E di legare il nome di Varese a qualcosa di specifico. La famosa vocazione varesina, di cui si parla da troppi anni, e che finora non era stata ancora trovata.
Il sindaco lancia la proposta di sfruttare l’elemento per cui Varese è già famosa: la sua bellezza paesaggistica e naturalistica. «Accolgo volentieri e appoggio pienamente l’idea lanciata dal sindaco – dice l’assessore all’Ambiente, Benessere e Sport Dino De Simone – Come avevo già anticipato, abbiamo in progetto di realizzare una “rete” tra i parchi storici varesini. Questo piano può essere legato alla creazione di una Fiera specifica, che possa dare ampia visibilità alle bellezze dei nostri parchi. E si leghi quindi al turismo». Il progetto di questa “rete” di parchi sarà oggetto di una giornata di studi, organizzata dall’assessorato di De Simone, in collaborazione con l’Università dell’Insubria, e si svolgerà probabilmente il 30 settembre (la data e il luogo sono ancora da definire). Per l’amministrazione vi prenderanno parte, oltre a De Simone, il vicesindaco Daniele Zanzi e l’assessore a Cultura e Turismo Roberto Cecchi. Questo potrebbe essere il primo passo per la creazione di questa fiera. «Si tratta al momento solo di un’ipotesi di lavoro – sottolinea De Simone – tuttavia stiamo andando avanti». L’ipotesi di De Simone consiste nel «costruire un sistema di parchi unitario e coordinato, che non lasci isolate le diverse aree verdi ma crei un percorso turistico».
Secondo l’assessore De Simone un passo importante è quello di «individuare per ogni parco una vocazione particolare, in modo tale che non siano solo dei “musei” da visitare, ma luoghi dove ospitare attività, che possano andare dalla cultura allo sport, a iniziative di diverso tipo e dare così ai varesini e ai turisti la possibilità non solo di scoprire, ma anche di “vivere”, queste aree verdi». Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti. I Giardini Estensi, come parco centrale di Varese, potrebbe avere una vocazione ad ospitare eventi di rilievo. Basti pensare alle mostre legate all’agricoltura. Villa Toeplitz è da mesi diventata laboratorio per iniziative culturali, con la gestione del Tennis Bar, da parte di Coopuf Iniziative Culturali. C’è quindi Villa Mylius, dove ad oggi rimane in essere il progetto dell’Accademia del Gusto della Fondazione Marchesi. Questi sono solo alcuni esempi. I parchi storici presenti nella Città Giardino sono sei e per ognuno andrà fatta una valutazione specifica. Quindi, una volta individuate le diverse possibili caratterizzazioni per ogni area verde, dovrà partire il progetto per la “messa in rete”. La Varese del domani si muove.













