«D’estate gl’insegno la vita»

Marino Peiretti ci racconta la lettera che sta facendo discutere tutta Italia

Un papà varesino racconta sui social la scelta di non far fare i compiti estivi a suo figlio Mattia e il dibattito diventa virale. Nelle ultime ore se ne discute a livello nazionale: è giusto fare i compiti delle vacanze o no? Il web è diviso tra chi osanna la scelta e chi non la condivide.

Marino Peiretti non pensava di creare tanto scalpore raccontando in una lettera perchè il figlio tredicenne, non avesse svolto i compiti estivi, ma fatto «lunghe gite in bici, vita di campeggio, gestione della casa della cucina». Costruito la sua nuova scrivania e fatto progressi nella programmazione di elettronica.

Ai docenti ha scritto, inoltre: «Avete nove mesi per insegnare nozioni e cultura, io tre mesi pieni per insegnargli a vivere. Sono convinto si presenterà fresco e riposato nonché volenteroso per il nuovo anno scolastico».

Una missiva già scritta lo scorso anno, ma che ora, grazie o per colpa, della rete ha avuto una eco inaspettata. «Non ci posso ancora credere. La notizia è rimbalzata sulle testate nazionali, ma l’anno scorso nessuno se l’era filata».

È un argomento che ciclicamente ritorna. Sono stati scritti libri – tra i tanti, “Basta compiti!” – lettere preventive di genitori e maestri intenzionati a non far svolgere esercizi per le vacanze , con insegnanti che hanno impartito speciali incombenze per l’estate come “guardate l’alba, ballate, siate allegri”.

«In un certo senso ho scoperto l’acqua calda, perché sul tema non sono il primo che si esprime. Prima di me, l’hanno fatto in tanti, mi stupisco della risonanza».

Tale impatto, secondo Painetti, è segno che i tempi sono maturi perché se ne parli seriamente. «Sono convinto sia un tema che tocca molti. Penso che la mia sia stata una miccia che ha fatto scatenare una sorte di coscienza collettiva».

Come nel 2015 «si tratta di un’iniziativa personale. Alcuni di coloro che l’avevano letta lo scorso anno, mi hanno consigliato il gruppo “basta compiti” al quale mi sono iscritto».

«La lettera è stata condivisa con gli appartenenti al gruppo e gli amici che mi seguono su Facebook. Ovviamente non mi ha mai sfiorato l’idea che si sarebbe scatenata una tale attenzione».

Potenza dei social: «Considero Facebook uno spaccato di società. Non credo abbia potere terapeutico ma diagnostico, ovvero che sia in grado di identificare almeno una parte del sentire».

Chi è contro «parla di mancanza di rispetto per le istituzioni. Io però non lo sono e soprattutto rispetto la scuola di mio figlio. La Vidoletti ha un preside e un corpo docenti fantastici. Nei colloqui privati e collettivi li ho sempre trovati ragionevoli, preparati e disponibili».

Papà Marino sottolinea di non aver fatto una scelta di comodo. «Ho lavorato per 10 anni in un collegio per disabili, in un centro socio educativo e ho fatto l’istruttore in piscina sempre per disabili, perciò un po’ di esperienza me la sono fatta. E poi mi sono informato, ho chiesto consiglio e il mio spettro si è allargato fino a scoprire il funzionamento di alcune scuole in Nord Europa. La decisione è stata presa in base a un processo personale e non per una presa di posizione».

La speranza ora è che «si spenga l’attenzione su di me, ma che possa restare un continuo motivo di confronto. Ben venga se tutto ciò può essere un input per fare sì che si possano organizzare campi estivi con “discipline”, anche le più inaspettate” che possano interessare i ragazzi: dal corso per fare dj o a quello da ciclista. Attività che possono essere da complemento al percorso scolastico».