Busto, altri quattro anni di inceneritore

Busto, altri quattro anni di inceneritore
La decisione - Chiusura di Accam posticipata al 2021 per “colpa” dei costi. Ed è polemica, anche politica

Accam, chiusura posticipata al 2021: lo scenario temuto dai comitati si fa sempre più concreto. Ma tra i critici si leva la voce dell’ex assessore Paola Reguzzoni: «Diteci se i cittadini pagheranno con la tassa rifiuti il mantenimento in vita dell’inceneritore». Di fronte alle commissioni congiunte ambiente e affari generali, riunite a Palazzo Gilardoni, il Cda di Accam ha svelato le proprie carte sul futuro dell’impianto e della società. Mostrando, numeri alla mano, nella relazione del revisore i costi veri della chiusura dell’inceneritore al 2017 (che produrrebbe un “rosso” nel bilancio Accam di 22 milioni di euro già nell’esercizio 2015), e facendo chiaramente intendere come lo “scenario C” sia l’unico in grado di mantenere in equilibrio i conti. Cosa prevede questo scenario? Lo spegnimento dei forni posticipato al 2021, effettuando interventi di adeguamento per 4,3 milioni di euro, e la realizzazione sul sito Accam di un impianto per il trattamento dell’umido (investimento da circa 11 milioni di euro), che entrerebbe in funzione nel 2019. «Lo studio è fuorviante – alza il ditino l’ex assessore Paola Reguzzoni, attuale consigliere leghista, che all’assemblea di maggio aveva insistito per mantenere l’ipotesi di chiusura dell’inceneritore entro la fine

del 2017 – i margini per assorbire gli ammortamenti e gli investimenti da qualche parte dobbiamo andarli a recuperare e vorrei capire quanto pagheranno i cittadini con le tariffe». Un conto “a spanne” prova a farlo Claudia Cerini, consigliere del Movimento Cinque Stelle, quantificando in «circa 3,7 milioni di euro i risparmi che solo Busto potrebbe ottenere in cinque anni, andando a conferire i rifiuti altrove, dove le tariffe sono più convenienti». Oltretutto, per Paola Reguzzoni, andando a battere cassa in Regione per ottenere i soldi che erano stati impegnati a suo tempo per il revamping, il costo finanziario reale dell’operazione-spegnimento nel 2017 si limiterebbe a «poco più di tre milioni, spalmati sui 27 Comuni». A questo proposito, Chiarelli riferisce di un «esborso tra i 7 e gli 8 milioni di euro per la liquidazione dell’inceneritore nel 2017, ma in caso di chiusura al 2021 il costo complessivo si ridurrebbe di 9-10 milioni di euro». Ora che si fa? Tocca alla politica, e quindi alla maggioranza di centrodestra, prendere una decisione, da ratificare il 6 ottobre in consiglio comunale. Ma lo scenario dello slittamento della chiusura di Accam al 2021 sembra ormai il più realistico.

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