Fare yoga alle prime luci dell’alba. Il percorso verso il benessere

Il primo appuntamento è questa mattina alle 6.45 a Masnago

Ritrovarsi alle prime luci dell’alba, quando la città dorme ancora ed è più facile ascoltarsi e lavorare sulla propria sensibilità, lì dove la pratica dello yoga si fa arte. Parte da queste suggestioni la nuova proposta di Monica Matera, pittrice varesina che pratica la disciplina orientale da 15 anni. Con il nome spirituale Siri Daya Kaur propone degli incontri di «Yoga kashmiro, la via millenaria del ritorno al Sè», ogni mercoledì mattina alle 6.45, a partire da oggi, nell’accogliente spazio Grotta di via Vergani 1, a Masnago. A promuovere l’iniziativa è l’associazione culturale «Il lago e la stella» che promuove la crescita e il benessere delle persone. Offrendo in questo caso, a chi vorrà partecipare, il privilegio di iniziare la giornata in uno spazio di attenzione e silenzio condiviso con altre persone, in un momento magico e carico d’energia com’è l’alba, per entrare in profonda sinergia con il proprio essere. «In realtà nello yoga tradizionale si pratica due ore prima

dell’alba, ma proporre un corso alle 4 del mattino non temo che non troverebbe seguito – precisa Monica – il sorgere del sole mi sembra un buon compromesso che può attrae chi ha già un’apertura in questo senso, garantendo allo stesso tempo un ambiente e un contesto sereno, utile a sviluppare una di ascolto particolare, adatta all’esplorazione dell’aspetto più poetico della pratica». Il messaggio è chiaro: non si tratta di uno yoga-ginnastica, come quello che va tanto di moda, ma di uno yoga tradizionale. Adatto a tutti, a chi parte da zero, senza alcuna preparazione sportiva. «Non c’è alcuna performance ginnica, anche se il corpo si muove e si sente – spiega l’insegnante – Lo yoga è arte, sono un’artista e mi concentro su questo, sull’aspetto poetico della pratica che è sensibilità, ascolto che passa attraverso il corpo». «E più lo si ascolta, più il corpo parla, si esprime», aggiunge Monica sottolineando l’importanza del respiro, più pieno e più ampio.

Secondo gli insegnamenti di Erik Baret, maestro diretto di Monica Matera e uno dei maggiori maestri occidentali di yoga tantrico kashmiro, questa tradizione è la Via della sensibilità, dell’unificazione, della ricettività.

Lo Yoga del Kashmir, inaccessibile fino allo scorso secolo, si distingue per l’importanza data alla fluidità dei movimenti e alla dolcezza nell’eseguirli: tutto è in contatto. «I giochi con lo spazio e, soprattutto, l’attenzione alla sensorialità corporea e al piacere sono la vera chiave di volta della pratica kashmira – spiegano i promotori del corso – Pratica che sorprende per la sensualità e la bellezza di un approccio meno dinamico e molto profondo, che restituisce maggiori energie grazie all’ascolto profondo cui conduce». La prima lezione è di prova e rientra nel conteggio solo se decidi poi di proseguire. Per info e iscrizioni [email protected].