Il parco è abbandonato. «Allora lo adottiamo noi»

Il parco è abbandonato. «Allora lo adottiamo noi»
La comunità di San Carlo è a disposizione per non lasciare allo sbando l’area di Santa Maria Maddalena

Maurizio Chiavetta, 44 anni, padre di due figli, è il vicepresidente del comitato genitori dell’Asilo di San Carlo ed è anche un personaggio molto conosciuto e stimato nel quartiere: un punto di riferimento e figura di “mediatore” fra i vari ordini di scuole e l’oratorio, nel quale è molto attivo a partire dalla squadra del CSI che allena.

«Sono a San Carlo dal ’98, da quando mi sono sposato: mia moglie Michela è sancarlina doc. Il nostro è un quartiere a misura d’uomo, dove si conoscono tutti e si sta bene assieme, tranne per il fatto che ci sono alcuni problemi che meriterebbero di essere risolti».

Maurizio si batte da anni per diverse cause, una delle quali è il parco di Santa Maria Maddalena, incastonato fra il complesso dell’oratorio e i casermoni rossi caratteristici del rione. «È un parco bellissimo, che vedo dalla mia finestra. Con così tante case il parco serve: nel nostro quartiere ci vogliono aree per bambini, per anziani, per cani e padroni. Da quando erano piccoli sono sempre andato lì con i miei figli: fino a qualche anno fa c’erano alcuni giochi ma sono stati tolti perché i ragazzi, entrando di notte con le motorette, li avevano distrutti».

E quel parco è teatro di atti vandalici e persino scalo per i ladruncoli di quartiere: settimana scorsa sono entrati da lì in casa di Maurizio per rubare. Eppure è un polmone verde splendido, con cespugli pieni di gemme che stanno per fiorire nei colori della primavera, con anche qualche albero di discreta età: uno, sicuramente, secolare.

L’ingresso parte da via Santa Maddalena, girando attorno alle case: una breve camminata gentile che immette nel giardino.

Una sola panchina tutta da sistemare, un cestino della spazzatura e poi il più completo abbandono. «Eppure è la meta preferita dei giovani, fino a che non viene sera: perché, appena cala la notte, senza nessuna illuminazione sprofonda nel buio».

Da anni Chiavetta, come portavoce dell’oratorio, è intenzionato a far adottare dai residenti il parco: «Ma la nostra proposta era rimasta inascoltata. Adesso, avendo sentito di altri comitati di quartiere che stanno adottando parchi pubblici, la riformuliamo: se il Comune ci garantisce l’illuminazione potremmo pensare di comperare una telecamera, e poi ci servirebbe un modo per chiudere la sera o quantomeno alcuni tornelli per non far entrare gli scooter. In estate potremmo organizzare merende e letture: è il posto preferito dei bambini e dei nonni. Se ci date la possibilità di occuparcene, lo risistemate, noi faremo tutto il possibile per tenerlo curato e vivo».

Dal canto suo, l’assessore De Simone promette un incontro a breve: in città diverse associazioni, ad imitazione della Compagnia del Cagnolino di Belforte che a fine dicembre ha adottato il parchetto omonimo di via Brunico, si stanno attivando per i propri quartieri.

Un’iniziativa, quella dell’adozione delle aree verdi e dei beni pubblici, la cui idea primigenia nasce in seno alla fondazione del Parco Regionale del Campo dei Fiori, nientemeno che da una pensata dell’indimenticabile Salvatore Furia.

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