Roma, 10 feb. (Apcom) – Rifugiarsi nel protezionismo del mercato
del lavoro sarebbe il peggiore che la Gran Bretagna potrebbe fare
per combattere la crisi economica. In un commento inviato al
Financial Times, il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia
prende come spunto le proteste dei lavoratori britannici della
raffineria di Lindsey per chiedere a Londra riaffermare
l’importanza di non cedere alle spinte protezioniste ma anzi di
sostenere con forza i principi del libero mercato.
“”Era forse inevitabile – sostiene Marcegaglia – che le tendenze
protezionistiche e il rude nazionalismo riaffiorassero in
occasione della crisi dell’economia più grave dagli anni ’30. Ma
è particolarmente preoccupante – osserva – che questo accada in
Gran Bretagna, un Paese che è stato fino ad ora considerato il
campione dell’apertura del mercato e della libera circolazione
del lavoro e dei capitali”. Secondo il leader di Confindustria,
“la vista degli operai che protestavano fuori dalla raffineria di
Lindsey è un segnale che che il consenso in Europa per i principi
del mercato unico è più sottile del previsto”.
Per affrontare la crisi, aggiunge Marcegalia, Quanto accaduto a
Lindsey (dove gli operai locali hanno protestato contro l’impiego
di lavoratori italiani e portoghesi), è “precisamente un esempio
di quello che occorre evitare. Cioè il rinchiudersi in sè stessi
e dimenticare che le libertà del mercato è la chiave per vincere
la recessione. Solo le aperture e la cooperazione – evidenzia –
ci consentiranno di fare quei cambiamenti strutturali necessari
per affrontare i nuovi cambiamenti globali”.
“Il ruolo che la Gran Bretagna ha sempre svolto come solido
sostenitore del mercato unico – precisa Marcegaglia – le
conferisce una speciale responsabilità nel respingere le tendenze
protezioniste che stanno rialzando la testa all’interno dei suoi
confini. Il G20 che si terrà ad aprile a Londra – conclude – è la
possibilità per la Gran Bretagna per guidare le potenze
industriali e fare chiarezza sul fatto che non si vuole ripetere
uno dei più grandi errori dal tempo della Grande Depressione”.
Pie
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