In aula le prove sul caso Macchi. Si cerca di far emergere la verità

Nuova udienza oggi del procedimento a carico del 49enne accusato del brutale omicidio

Omicidio Macchi: oggi nuova udienza. Torna in aula il processo che vede Stefano Binda, 49 anni, di Brebbia, davanti alla Corte d’Assise presieduta da Orazio Muscato, con l’accusa di aver assassinato nella notte tra il 5 e il 6 gennaio del 1987 Lidia Macchi, ex compagna di liceo, giovane studentessa di 20 anni, assassinata con 29 coltellate. Un’udienza, quella che inizierà alle 9.30 di oggi, che vedrà sul banco dei testimoni Silvia Nanni e Giuseppe Campiglio, i due agenti della squadra mobile di Varese che hanno condotto le indagini coordinate dal sostituto procuratore generale di Milano Carmen Manfredda.

Due testimonianze fondamentali che rappresentano il cuore del processo sotto il profilo dell’inchiesta che ha visto Binda iscritto nel registro degli indagati nell’agosto 2015 e quindi successivamente arrestato il 15 gennaio 2016 dopo una serie di riscontri ottenuti, in larga parte, da Nanni e Campiglio. L’interrogatorio di Nanni, in realtà, era già iniziato durante la scorsa udienza.

Il sovrintendente ha risposto in modo puntuale alle domande del sostituto pg Gemma Gualdi che sostiene l’accusa. Soffermandosi, in particolare, sulla simbologia, fatta di stelline, asterischi e segni riconducibili a Comunione e Liberazione, che parrebbe legare gli scritti (e in alcuni casi la corrispondenza) di Binda, Lidia e Patrizia Bianchi, di Binda innamorata e da lui respinta 30 anni, che nel 2015 vide pubblicata la lettera in morte di un’amica, missiva anonima recapitata a casa Macchi il 10 gennaio 1987 giorno delle esequie di Lidia, e che per gli inquirenti contiene rimandi al delitto.

Fu Bianchi a segnalare alla Questura che quella era la grafia di Binda e a fornire alcune cartoline che lui le aveva mandato 30 anni prima agli inquirenti per un confronto grafologico.

L’udienza, dunque, si aprirà con la parte conclusiva dell’esame di Nanni da parte del pm e proseguirà con il contro esame della teste da parte dei difensori dell’imputato.

E così sarà poi per Campiglio. Anche perché i difensori di Binda Sergio Martelli e Patrizia Bianchi sono certi di poter dare spiegazioni che confermano l’innocenza del loro assistito punto per punto. Attesa anche la testimonianza di Paola Bettone, la mamma di Lidia, che avrebbe già dovuto deporre lo scorso 28 aprile ma la cui testimonianza è stata rinviata in conseguenza della “densità” di alcune testimonianze che hanno visto le parti allungare i tempi per poter appurare ogni dettaglio.

È possibile, visto che i due agenti della Mobile sono parte fondamentale dell’inchiesta, e che quindi le loro deposizioni potranno protrarsi anche per alcune ore, che nemmeno oggi sarà ascoltata la madre di Lidia.

La quale, sino a quando non avrà testimoniato, non potrà assistere alle udienze.