Oggi sarà probabilmente l’ultimo giorno della Quiete a Varese. Da domani dell’edificio che per un secolo ha rappresentato un punto di riferimento proverbiale per i varesini resteranno solo stanze vuote, calendari fermi al mese di maggio, apparecchiature e laboratori deserti con buona pace di chi attende mesi per un analisi. I lavoratori della clinica che per tutti questi mesi hanno garantito un servizio in costante crescita con tutta la loro professionalità, nonostante gli stipendi a singhiozzo, le traversie giudiziarie, le aste deserte, da domani saranno in balìa di un futuro incerto, costretti addirittura forse alla beffa di richiedere il proprio licenziamento per accedere alla disoccupazione. E c’è poco da consolarsi se per una volta la colpa non è della politica, visto che a favore della clinica e dei suoi lavoratori si sono schierate tutte le forze a livello comunale, regionale e tutti i big nazionali
del nostro territorio. Eppure chiude, con due offerte d’acquisto chiuse in un cassetto del Tribunale insieme alle 700 firme dei cittadini raccolte in questi giorni e nonostante le garanzie a livello comunale che non ci sarà cambio di destinazione d’uso dell’edifico, mentre a quello regionale che si procederà ad una veloce collaborazione per gli accreditamenti in coerenza con la necessità di togliere cronicità dagli ospedali. Chiude, a dimostrazione di quanto irrilevanti siamo diventati nel circuito del potere reale noi che, dal sottoscritto a salire (e si sale parecchio), ci appassioniamo ancora nella quotidiana coreografia di dibattiti, impegni, mozioni, audizioni, articoli di giornale che ci ostiniamo a chiamare democrazia.Per questo chiedo al Sindaco oggi di mettere la bandiera del Comune a mezz’asta, un gesto forte per indicare il diritto al lavoro e alla salute dei varesini come la priorità di tutti, contro ogni speculazione presente e futura.













