Enzo e Domenico. La squadra anti-degrado

Sono gli elementi della task-force voluta dal consigliere Gregori: pochi soldi, ma perizia e volontà

– Si chiamano Enzo e Domenico e a Varese ormai sono volti consueti, benché non propensi al protagonismo: sono i due eroi laboriosi e silenti che ogni mattina si alzano sapendo di avere in dote un luogo degradato della loro amata città da riportare al decoro.

I due operai del Verde Pubblico in forze alla Squadra anti-degrado gestita dal “duo” e – rispettivamente la “mente” dirigenziale e quella politica – hanno a disposizione un’Ape Piaggio nemmeno troppo in arnese e pochi spiccioli, non più di tremila euro l’anno, per sistemare tutte le piccole magagne della Città Giardino, ma che, ad estetica e funzionalità recuperate, ne costituiscono il biglietto da visita nella quotidianità. Giorno dopo giorno, meticolosamente, armati di lime, spugne, strumenti di rifinitura, pennelli e vernici raschiano via il sedime del tempo o l’inciviltà galoppante e rinnovano panchine, cancelli, inferriate, buche delle lettere e recinzioni di parchi pubblici, piazze, edifici comunali e scuole, restituiscono all’antico nitore targhe dimenticate o avvilite dallo smog e dagli anni, eliminano adesivi e scritte dai cartelli stradali: un lavoro certosino di restyling che svolgono dallo scorso dicembre e che da molti è considerato il fiore all’occhiello del rilancio dei quartieri.

«Sono entusiasta dei miei uomini» ammette Gregori, il consigliere ex Lista Galimberti passato a dirigere il gruppo consigliare misto. «Me ne sono voluto occupare perché ero il fondatore della pagina Facebook “Varese sporcizia e degrado”: vorrei ritrovare quella Varese della mia infanzia, bella e pulita, che oggi non esiste più, farla tornare vivibile e anche turistica».

Così, sin dalla campagna elettorale, Gregori si impunta sulla costituzione di una task force che percorra in lungo e in largo la città a cercare le situazioni di degrado non eclatanti, quelle che a volte passano in secondo piano, quasi metabolizzate allo sguardo, e che opportunamente risolte rinfrescano la bellezza sciupata dei rioni: ultimi “restauri” messi a segno, il cancello dell’assessorato ai servizi sociali in via Corridoni, le panchine della chiesa di sant’Evasio a Bizzozero, quelle di piazza Milite Ignoto a Sant’Ambrogio, quella, solitaria, sul sagrato della chiesa di Bobbiate. «In previsione c’è anche l’idea di far sparire le tracce dei numerosi graffiti sparsi ovunque, ma è necessario implementare la squadra. Due sole persone a ripulire la città sono una goccia nel mare: per questo vorrei portarla almeno a sei elementi. Così nei prossimi giorni si stipulerà un accordo fra l’assessorato al Verde Pubblico e quello ai Servizi Sociali, che metterà a disposizione la manodopera gratuita degli oltre 20 richiedenti asilo che verranno impiegati nei nostri piccoli lavori di manutenzione, con la sorveglianza e l’ospitalità degli abitanti del posto a cui farà piacere riceverci e seguirci: inizieremo dalla scalinata di Bregazzana intitolata ad Annibale Ticinese, che necessita di essere ripulita dalle erbacce e dall’incuria del tempo».

Del resto, se la mission impossibile di recuperare al degrado Varese con i pochi mezzi a disposizione si concretizzerà, è il caso di ringraziare Santa Rita: proprio quella delle tele dell’artista pavese nella piccola chiesa del borgo.