Varese, città ricca di cultura. Ma spesso ce ne “scordiamo”

L’obiettivo de “La Varese Nascosta” è diffondere conoscenza e cultura. Da qui l’impegno dell’associazione per promuovere quelle realtà che, purtroppo, non hanno la giusta risonanza

L’abbiamo scritto più volte. Anche con il rischio di diventare ripetitivi.

Ma l’obiettivo di queste pagine speciali, che realizziamo in collaborazione con l’associazione “La Varese Nascosta” è proprio questo: diffondere conoscenza e cultura. In particolare quelle legate al nostro territorio.

E allora un appunto sul fatto che i Musei Civici varesini, nonostante i diversi sforzi messi in atto sia in passato che di recente, risultino di fatto ancora poco conosciuti, ci sta tutto.

E può essere l’inizio di una riflessione strategica per il rilancio della cultura varesina.

Partiamo dalla nota pubblicata nel gruppo “La Varese Nascosta” da una dei membri del direttivo,

«Metti un sabato mattina di sole invece di andare al lago si può scegliere un bellissimo posto in centro Varese – scrive Molinari – che ti riporta indietro nel tempo con le tue usanze ed origini, c’è anche una ricercata biblioteca dove si può accedere gratuitamente a leggere testi d’epoca della nostra città e di tutta la regione.In una meravigliosa Villa che forse non è molto conosciuta internamente, sto parlando di Villa Mirabello e il suo interessante Museo Civico. Vi ribadisco che se non fosse stato per un biglietto omaggio gentilmente regalatomi non ci sarei mai stata. Purtroppo non mi sembra molto pubblicizzata ed è un vero peccato».

Il Museo Civico di Varese ha sede a Villa Mirabello ed è il Museo capofila del SiMArch (Sistema dei Musei Archeologici della Provincia di Varese).

Sul sito istituzionale troviamo l’ampia descrizione dell’offerta: «Il Museo ha una tradizione antica, strettamente legata al territorio, alla storia delle ricerche e alla conseguente scoperta dei numerosi siti palafitticoli che lo hanno reso famoso nell’ambito della preistoria europea anche come centro di dibattito scientifico.

Ricerca e studio del territorio hanno anche portato alla scoperta di abitati e necropoli di epoca romana e altomedioevale.

Proprio per raccogliere documenti della storia varesina dalle origini all’epoca risorgimentale nel 1871 studiosi ed appassionati locali fondano il “Museo Patrio”.

Negli anni 1875-1880 il Marchese Andrea Ponti, grande mecenate, promuove le ricerche archeologiche nei siti preistorici dei laghi varesini e in particolare all’Isolino Virginia di cui è proprietario, creando la base della prestigiosa collezione donata al Museo di Varese dai suoi nipoti nel 1924. Villa Mirabello conserva materiali preistorici del Varesotto che vanno dal Neolitico all’età del Bronzo. Oltre che dall’Isolino, i materiali provengono dall’abitato neo-eneolitico di Pizzo di Bodio-Bodio Lomnago (VA), scoperto nel 1982 e oggetto di campagne di scavo da parte del Museo dal 1985, che hanno fornito fra le più antiche datazioni del Neolitico dell’Italia nord occidentale».

È vero, come dicevamo all’inizio, che durante la precedente amministrazione, quando era assessore alla Cultura Simone Longhini, erano state poste le basi concrete per il rilancio dei musei.

Lo stesso Longhini ha potuto presentarsi a fine mandato con un bilancio positivo del progetto VareseMusei, ovvero la rete museale del territorio, e un aumento dei biglietti staccati.

Durante questo primo anno di mandato della nuova amministrazione, nei mesi scorsi, è stata presentata la nuova App per accedere ai musei.

Un passo in avanti tecnologico sicuramente valido.

Rimangono tuttavia i numerosi problemi legati allo scarso radicamento nei confronti dei musei, alla mancanza di iniziative per una volta veramente efficaci che siano in grado di far entrare questo patrimonio che abbiamo tra i luoghi di frequentazione quasi abituale, tra le mete obbligate per chi passa da Varese.

In sostanza, forse è ardito dirlo, ma dev’essere l’obiettivo: Varese deve puntare a diventare una vera e propria città museale.