«Galimberti? Solo litigi e promesse non mantenute»

I vertici cittadini della Lega Nord hanno criticato le azioni del primo anno di governo del centrosinistra

«Più tempo passato a litigare e mettersi d’accordo tra loro che a governare davvero Varese». Questo il secco giudizio della Lega Nord che ieri mattina, presso la Sala Montoli di Palazzo Estense, ha tenuto una conferenza stampa per fare il bilancio del primo anno della Giunta guidata da Davide Galimberti.

Carlo Piatti, segretario cittadino del Carroccio, e Fabio Binelli, capogruppo della Lega in consiglio comunale, hanno analizzato punto per punto il programma elettorale del Sindaco di Varese, rimarcando secondo loro ciò che è stato effettivamente realizzato rispetto alle promesse.

Piatti ha dichiarato: «Di tutto quello che era stato promesso in campagna elettorale non è stato portato avanti praticamente nulla, anzi sono stati presi provvedimenti che se fossero stati preannunciati avrebbero probabilmente portato a un diverso esito delle elezioni. Parlo ad esempio dell’aumento del costo dei parcheggi e dei nuovi 1880 stalli blu, quando la promessa elettorale prevedeva la sosta gratuita nell’ora di pranzo e l’introduzione di una

prima mezz’ora gratis per la sosta rapida. È questo un ragionamento che si estende dalle piccole cose, come l’annunciata Giunta a forti tinte femminili per poi averne solo 4, limite di legge, alle più notevoli, come la continua negazione dell’accordo con Lega Civica, quando è ormai palese a tutti come questo ci sia stato, non solo a noi, ma agli stessi consiglieri eletti nella lista civica del sindaco».

Il segretario della Lega ha proseguito: «Contestiamo la scelta immediata dell’assessore Molinari di fare di Varese la città dell’accoglienza, con 230 profughi arrivati subito nel luglio scorso, quando il problema dell’immigrazione secondo noi è ormai intollerabile e ci opporremo in tutti i modi all’arrivo di altri migranti. Sul progetto stazioni aspettiamo ancora gli annunciati 18 milioni di euro, ma siamo molto dubbiosi sul provvedimento in sé: va a sistemare solo una piccola zona e non tutto il comparto e la pedonalizzazione dell’area avrebbe senso con maggiori attrazioni, ma dato che è previsto unicamente il nuovo centro diurno per gli anziani, il rischio concreto è che la zona stazioni diventi una seconda piazza Repubblica. Sulla sicurezza ci sono state tante belle parole, ma ben pochi risultati, come testimoniano i continui fatti di cronaca in via Morosini, l’aumento di microcriminalità, degrado e l’esplosione del numero dei questuanti. Ci sono poi i progetti delle amministrazioni precedenti, eliminati o dimenticati, come quello della Caserma, su cui non si sa più nulla, o l’accordo con la Fondazione Marchesi per villa Mylius, bloccato da una maggioranza litigiosa».

L’esponente leghista ha parlato anche di scuole e turismo: «Ci siamo opposti in tutti i modi al forte aumento delle tariffe scolastiche deciso dalla Giunta, che va a colpire un gran numero di famiglie, e la chiusura in due mesi di Addolorata e Canziani lascia il dubbio che più di problemi contingenti si tratti della volontà di accorpare e ridurre il numero degli istituti. Sul rilancio del turismo abbiamo aspettato per mesi il piano dell’assessore Cecchi trovandoci poi di fronte a un papiro di 250 pagine, che contiene solo idee, ma niente di concreto, e mi lascia amareggiato il fatto che buona parte delle associazioni e delle iniziative culturali che abbiamo sostenuto in passato, con ottimo riscontro tra i cittadini, vengono del tutto ignorate, come dimostra l’ultimo caso del Festival di Sarah Maestri».

Piatti ha concluso: «Dopo un anno passato più a discutere e a mettersi d’accordo tra loro che ad amministrare Varese, ci auguriamo che questa maggioranza la smetta di fare propaganda e promesse, che non bastano per governare una città, ma inizi a lavorare sul serio. Lo slogan di Galimberti è sempre stato quello di rendere la macchina amministrativa efficiente, trasparente e partecipata, ma in verità le decisioni vengono prese da due o tre persone, presentando ai cittadini i fatti compiuti. Mi sembra che il Partito Democratico lo sia ormai unicamente nel nome».