VARESE Potrebbero ammontare a 5 milioni i danni portati dall’influenza suina alle imprese del Varesotto. Questa la cifra stimata dalla Camera di commercio di Milano che per il prossimo inverno prevede gravi danni per tutto il tessuto produttivo lombardo che, nel complesso, rischierebbe di perdere oltre 60 milioni di euro. Dati allarmanti che però lasciano perplessi i sindacati e le associazioni di categoria di Varese, concordi nel sottolineare che la forte crisi economica registrata nella nostra provincia, terza su scala nazionale per ricorso alla cassa integrazione, impongano di mettere al centro del dibattito ben altri argomenti, dagli ammortizzatori sociali alla difficoltà degli imprenditori a ottenere i finanziamenti necessari a ripartire.
Solo per il picco dei contagi dovuti alla nuova e virulenta influenza, atteso nel periodo da metà dicembre a metà gennaio, secondo le proiezioni costerà 61 milioni di euro alle imprese lombarde. Come sempre, la parte del leone spetterebbe al capoluogo con 25 milioni di euro, seguito da Brescia e Bergamo rispettivamente con 7,4 e 6,6 milioni di euro di danni ciascuna. Quindi la nostra provincia, al quarto posto con i suoi 5 milioni e mezzo di euro di buco previsti. «I dati si basano sulla stima gli occupati che saranno costretti a letto, tra imprenditori e lavoratori, per una media di tre giorni di convalescenza a testa ed esclude il costo del week end», si legge nella nota che accompagna i dati dello studio che la Camera di commercio compie ogni anno. Ma se di solito preferisce aspettare prudente il picco dell’influenza prima di pubblicare le stime dei danni, quest’anno, con il grande allarme generato dalla nuova influenza che minaccia di contagiare un numero elevatissimo di persone, l’allarme viene lanciato preventivamente. A costo di sembrare prematuro, e poco attendibile, anche agli stessi imprenditori.
«Mi pare che in questo momento le nostre imprese abbiano già abbastanza problemi concreti, molto seri e urgenti, da affrontare per spendere energie sulla stima di un possibile danno dovuto ai giorni di lavoro persi per malattia», ribatte il presidente dell’associazione artigiani Giorgio Merletti come a sottolineare che i giorni di lavoro persi sono già tanti, a prescindere da quelli dovuti alle assenze per malattie. «I problemi con cui ci confrontiamo ogni giorno da mesi sono strutturali e ben lontani dall’essere risolti – aggiunge – Ne abbiamo parlato nella sede della Camera di commercio di Varese. Si tratta ad esempio della politica assurda adottata dalle banche che rendono impossibili gli
investimenti, o dell’insistenza di Confindustria nel ridurre a niente i requisiti del Made in Italy a vantaggio dei grandi gruppi che hanno spostato all’estero la produzione».Scettica anche la segretaria provinciale della Cisl Carmela Tascone che ironizza: «Mi piacerebbe capire se la Camera di commercio ha preso in considerazione per i suoi calcoli anche i lavoratori in cassa integrazione, che malati o no non possono comunque andare a lavorare». «Dell’influenza si stanno già occupando le autorità sanitarie competenti – aggiunge – Certamente creerà difficoltà alle imprese ma non credo sia questo il primo argomento all’ordine del giorno in questo momento di crisi in cui anche gli ammortizzatori sociali non bastano più».Lidia Romeo
s.bartolini
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