VARESE Don Arnaldo e i suoi ragazzi dopo quarant’anni di nuovo insieme. Don Arnaldo Bertolotti, ottant’anni appena compiuti, fu responsabile dell’oratorio di San Vittore per quattordici anni, dal ’54 al ’68, e ieri mattina ha celebrato la messa in Basilica per ricordare, a quarant’anni di distanza, quell’intensa esperienza con i suoi “ragazzi”. Quei giovani che oggi hanno i capelli bianchi, che sono cresciuti, hanno fatto un lungo pezzo di strada della loro vita nella professione, nella vita sociale e familiare, ma che non hanno dimenticato quel “prete buono” che ha indirizzato gli anni della loro formazione. «Ho raccolto volentieri l’invito di don Gilberto e di altri oratoriani
di tanti anni fa. Con i miei 80 anni di vita e i 55 di sacerdozio ricordo ancora quegli anni, quando nel 1954 il cardinale mi ordinò sacerdote e mi diede come prima destinazione proprio questa parrocchia di San Vittore. Un momento importante per me che iniziavo il cammino sacerdotale – ha spiegato don Arnaldo – per quattordici anni sono stato in questo oratorio che allora era un punto fondamentale di riferimento nel cuore di Varese. Oggi per me è un momento di grande riflessione. Qui in quegli anni è nata tanta realtà, tanti ricordi legati a persone e sacerdoti con cui ho condiviso il mio primo ministero».
Lo ricorda bene quel prete novello di 55 anni fa Giuseppe Gibilisco, ex sindaco di Varese: «L’ho conosciuto quando ero in seconda elementare e poi è stato con noi fino ai primi anni dell’università. È stato il mio primo educatore alla fede. Rincontrarlo è commovente perché fa tornare alla mente quello che ti ha insegnato. Con lui mi sono avviato alla politica: facevo parte dei primi consiglio della Cittavit. Ho mosso i primi passi della carriera politica in oratorio con don Arnaldo». Don Bertolotti, infatti, inventò per il suo oratorio un sistema di gestione in stile amministrazione comunale. La Cittavit che aveva sede proprio in oratorio aveva un sindaco e una giunta con tanto di assessori eletti dopo una regolare campagna tra i rioni della città. Il primo sindaco in assoluto della Cittavit fu Ettore Mocchetti, oggi stimato architetto e direttore della rivista di architettura e interior design AD. Ma gli amici ricordano che a ricevere più voti di tutti fu proprio il giovane Gibilisco e gli dedicarono una canzone che faceva così: «raccolse alle elezioni preferenze a profusione sarà certo di valore quell’uomo di colore», riferendosi alla sua carnagione abbronzata «ci avevamo visto giusto: Gibilisco fece carriera in politica», ricorda Angelo Monti, anche lui ex sindaco della città giardino e ancora oratoriano appassionato. «Quella di don Arnaldo è una figura ieratica che cercava la collaborazione e la cooperazione di tutti in un rapporto di grande rispetto e signorilità, ma dotato anche di una profonda spiritualità».
Anche Dodo Rusconi, ex allenatore della Pallacanestro Varese, è stato un ragazzo di don Arnaldo: «Ho vissuto con lui tutti i quattordici anni a Varese: anni stupendi. Ricordo soprattutto la sua eccezionale bontà. Non sono un ragazzo di chiesa, ma lui mi ha dato parecchio, più di tutti. Quello che mi ha dato mi ha permesso di vivere bene il resto della vita. Mi ha insegnato a essere generoso con gli altri. Io scherzavo molto e lo facevo arrabbiare, non ero un santo, ma don Arnaldo ha saluto legarmi molto a lui».
Lo ricorda anche Cesare Corti, imprenditore varesino e presidente della Robur et Fides: «avevo 16 anni e la sede della Robur et Fides e il campo da gioco erano in oratorio. Don Arnaldo era una persona ligia, non dura, ma precisa, aveva dei principi sui quali non transigeva. Ricordo che a noi che giocavamo a pallacanestro e ci sentivamo dei privilegiati diceva "non dimenticate mai ciò che è mezzo e ciò che è fine”: lo ricordo ancora dopo 55 anni».
Elena Botter
e.marletta
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