MENDRISIO Un argento scienza della follia, sublime scherzo dell’inesattezza, altrettanto ai confini del genio, ma molto preparato. Il verbo di Dino Salvoldi, commissario tecnico, delucida alla grande: «Nessuno si aspettava un piazzamento così alto, sognavamo un settimo posto, forse sesto, ma Noemi è stata straordinaria». Doppia prospettiva, lei fortissima o avversarie più legate? «È andata come una bomba». Era noto, sentirlo dire dal capo dà più completezza. Prosegue Salvoldi: «Un risultato che carica di convinzione per sabato. A noi essere ancora più compatti, questa medaglia è storica». Poi, tradizione cantelesca, si entra nella psicologica, Salvoldi la mastica con destrezza: «Spero sia la svolta, una nuova direzione mentale, la pressione che non sopportava e condizionamenti vari l’hanno sempre bloccata. Io stesso ho provato a dare la scossa, dopo Pechino sono stato duro perché credevo in quelle gare. Sono stato insistente, ma lei mi ha capito e l’ha presa nel modo giusto, ha accettato la situazione e l’ha tradotta in stimolo». Il segreto del successo è sfaccettato: «Correre libera l’ha aiutata, ma questa gara è stata preparata con l’obiettivo di puntare in alto». Detta
papale: «Per fare una roba del genere servono forma ed esperienza, con la sola improvvisazione non saremmo andati lontano».Un po’ papà e un po’ fratelli maggiori, Ugo Menoncin, il primo direttore sportivo alla Ju Sport di Gorla Minore, e Mario Minervino, l’uomo varesino del ciclismo rosa italiano, non ci stanno dentro. Menoncin: «Lei non dimentica, assieme abbiamo vinto (due titoli italiani juniores, un bronzo mondiale a Verona sempre giovanile), poi le strade si sono divise ma il rapporto è rimasto affettuoso, è la mia figlioccia. Sono felice, perché finalmente ha deciso di fare delle crono un obiettivo: da ragazza aveva paura, quanto ho insistito…». Minervino, scosso e commosso: «Settimo cielo, una vita a inseguire sacrifici, ce l’ha fatta. Sono anche uscito dal protocollo, ho invaso il palco per abbracciarla, mi hanno cacciato ma non m’interessa!». La chiusura, speciale, a Simona Trafelet, massaggiatrice e angelo custode: «Ho fatto mie le sue emozioni». Basta e avanza. Due punti: massaggiatrice degli Stati Uniti di Armstrong, è da tre anni alla Bigla ma seguirà Noemi alla Columbia, dove andrà anche Villumsen. Ieri, Simona, ha vinto tre medaglie.
e.romano
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