Roma, 15 feb. (Apcom) – Walter Veltroni ‘convoca’ le parti
sociali per presentare la manovra da 16 miliardi del Pd contro
la crisi e lanciare un appello all’unità del paese, essenziale
per affrontare la “emergenza nazionale” rappresentata dalle gravi
difficoltà economiche. Una iniziativa che viene accolta con
favore da tutti gli ospiti, Confindustria, sindacati e
associazioni di categoria che hanno partecipato e contribuito con
le loro osservazioni al piano anticrisi del governo ombra.
Ma mentre il segretario del Pd annunciava con soddisfazione
l’esito positivo ieri dell’incontro al tempio di Adriano, che “ha
capovolto gli schemi tradizionali” secondo i quali spetta
all’esecutivo prendere l’iniziativa, e annunciava che il piano
del Pd sarebbe stato inviato a palazzo Chigi per diventare “base
dell’azione del governo”, Massimo D’Alema con gli artigiani e i
commercianti bolognesi ha attaccato duramente l’associazione
degli imprenditori, troppo “acquiescente” nei confronti di
Berlusconi e ha suggerito di tornare al modello socialista,
l’unico che può garantire giustizia sociale in una fase difficile
per tante famiglie italiane.
All’indomani della manifestazione indetta dalla Cgil senza le altre grandi sigle sindacali, che ha visto il presidente della fondazione Italianieuropei scendere in piazza a fianco di Guglielmo Epifani, il leader del Pd ha messo attorno a un tavolo i segretari di Cgil, Cisl e Uil, Ugl, con loro anche Emma Marcegaglia e i rappresentanti di Confcommercio e Confesercenti, e tante
altre sigle, un’occasione per ascoltare le proposte dei democratici sulla crisi ma anche per condividere la necessità di affrontare uniti una crisi economica che non si vedeva da decenni. Al di là del merito delle ricette avanzate dal Pd, infatti, tutti gli oratori si sono detti favorevoli a lavorare per una strategia comune, ognuno nel ruolo che gli compete.
“Questo è il momento in cui ci vorrebbe una grande capacità di
unire il Paese – ha detto il segretario del Pd – è quello che
fanno in tutti gli altri paesi ma non succede in Italia. Questo è
un dato di fatto non una valutazione, ed è figlio della
gigantesca sottovalutazione che portò il premier a dire, solo
qualche settimana fa, che questa era una crisi passeggera che
sarebbe rientrata rapidamente”. Veltroni ha attaccato più volte
il governo per aver minimizzato la portata della situazione resa
più evidente dagli ultimi dati del Pil: “Il nostro Paese sarà per
tre anni in recessione, questa è una cosa che dovrebbe scuotere
alle radici il mondo politico istituzionale e spingere ad una
strategia di urgenza che finora non c’è stata”. Quindi ha fatto
riferimento ancora una volta a Barack Obama per incalzare sulla
urgenza di procedere verso riforme strutturali. Un richiamo che è
stato subito condiviso da Emma Marcegaglia. La presidente di
Confindustria, che pure ha espresso apprezzamento per il piano
del governo sugli ammortizzatori sociali, ha condiviso con
Veltroni l’allarme per il “rischio di povertà che è vero ed è
evidente”.
Anche Bonanni e Angeletti hanno condiviso l’analisi allarmata e
in particolare il segretario della Cisl ha chiesto maggiore
unità: “Non può essere solo uno slogan, unità è capacità di
dialogare con gli altri senza sentirsi esclusivi o alternativi”,
ha detto. Indiretta ma esplicita la replica di Epifani: “Chi ha
diviso è stato il governo e purtroppo anche gli altri”, ha detto
il leader della Cgil a proposito della spaccatura sui contratti.
“Le crisi richiedono unità – ha aggiunto – ma in questo caso è
mancata ed è stato un errore che il governo ha fatto cercando di
dividere i sindacati sui contratti”.
Gal/Kat
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