VARESE Appuntamento alle 5 del pomeriggio nella sala giunta del Comune: a nove mesi dall’affidamento dell’incarico, tre esperti dell’area tecnico-edilizia del Politecnico di Milano si ritrovano faccia a faccia con il sindaco Attilio Fontana, il suo vice Giorgio De Wolf, l’assessore all’urbanistica Fabio Binelli, quello ai lavori pubblici Gladiseo Zagatto e quello alla polizia locale, Fabio D’Aula, il segretario comunale Filippo Ciminelli e il capo di gabinetto, Carlo Passera. Niente tecnici di Palazzo.
Dagli architetti Riccardo Licari e Chiara Ragona e dall’economista Francesco Vitola – che tengono il futuro di due comparti strategici della città in una ventiquattro ore nera – Palazzo Estense attende un responso: il nuovo stadio si può fare? dove? come? con quali soldi? E piazza Repubblica potrà rinascere dalle ceneri dell’ex caserma regalando alla città l’atteso teatro stabile? «Ci hanno fornito nuovi elementi per lo stadio e i primi sulla piazza ma non sono ancora le soluzioni definitive» fa sapere il primo cittadino due ore dopo, al termine di un incontro a porte chiuse. No, non ci sono planimetrie da vedere, o cartine sulle quali visionare un ipotetico futuro dei due comparti. O indicazioni definitive su eventuali volumi commerciali. «Ci hanno sottoposto i piani di fattibilità tecnico-economica dei due interventi» è la spiegazione del vicesindaco-architetto, De Wolf. «Entro la fine di ottobre ci incontreremo di nuovo e, nel frattempo, la maggioranza dovrà fornire ulteriori indicazioni ai tecnici per consentire loro di chiudere lo studio» riferisce il leghista con delega all’urbanistica Binelli. D’altronde non è compito del Politecnico dire cosa fare: architetti ed economisti, al più, possono offrire alla politica un ventaglio di ipotesi e gli strumenti per decidere, prospettando pregi e difetti, vizi e virtù delle diverse opzioni sul campo. Opzioni peraltro note alla città perché da tempo si sa che le possibilità sono quantomeno tre, almeno per lo stadio: sfruttare un project financing, ovvero coinvolgere un privato al quale offrire un ritorno economico attraverso l’innesto di attività commerciali (purché non alimentari, come da vincolo imposto dal consiglio); intervenire direttamente, ma qui le poche finanze del Palazzo parlano da sole; delocalizzare, e quindi spostare il tutto in un’altra zona (si è parlato anche delle Fontanelle in questi mesi), tenuto conto dei vincoli idrogeologici del comparto e della mobilità complessa.
È dunque la maggioranza – che ne discuterà già dalla prossima settimana – a dover dire al Politecnico quelle tra le tre direzioni imboccare, tenuto conto delle valutazioni fornite ieri. «L’aspetto economico è interessante, la parte urbanistica più sfumata ma d’altronde tocca a noi
fornire indicazioni più precise» argomenta Binelli che più di così non entra nel dettaglio ma ammette: «Masnago, non è certo una notizia di oggi, ha qualche criticità». E lo stesso strumento del project, già tentato dal Comune, ha dato a suo tempo esito negativo.
Stesso discorso per piazza Repubblica: «Il grado di complessità è alto» riconosce De Wolf. Bisognerà decidere come fare il nuovo teatro, di quanti posti, con quale vocazione e, in caso di project, con quale eventuale altra contropartita per il privato. Tanti, insomma, gli interrogativi ancora sul tavolo. «Così ci prendono in giro» è la reazione del deputato varesino del Pd, Daniele Marantelli, uomo delle istituzioni ma, in questo circostanza, soprattutto di sport. E grande tifoso. Che sulle scarne novità sul fronte stadio – in merito al quale le aspettative della città erano alte – attacca il Comune: «Sono sempre stato convinto che siamo di fronte a un impianto palesemente fatiscente, e che realizzarne uno nuovo sia una necessità oggettiva». Ma, aggiunge, «l’impressione è che ci troviamo di fronte a una giunta indecisa, perché le consulenze e gli studi di fattibilità devono servire a supportare scelte politiche e amministrative chiare mentre qui, il dato che balza evidente agli occhi, è che ci troviamo di fronte a una maggioranza che, anche su questo tema, non ha le idee chiare». Anzi, «le ha molto confuse». Di qui il monito: «Le consulenze non diventino un alibi per giustificare l’inerzia amministrativa, anche perché la tradizione sportiva di Varese è uno dei nostri punti di forza e meriterebbe maggior rispetto».
Sara Bartolini
f.tonghini
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