Roma, 16 feb. (Apcom) – Vendere on-line semi di cannabis e
materiale per la coltivazione della canapa indiana non istiga
all’uso illecito delle droghe, anzi è un’attività protetta
dall’articolo 21 della Costituzione per il quale ‘tutti hanno
diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la
parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione’.
La Corte d’Appello di Firenze, rende noto l’Aduc, ha infatti
annullato la sentenza di primo grado con cui era stato condannato
il gestore di un negozio on-line di semi di cannabis e materiale
per la coltivazione come fertilizzanti e bilancini: il giudice di
primo grado aveva accolto la tesi dell’accusa secondo cui il
proprietario del negozio aveva commesso il reato di istigazione
all’uso illecito di sostanze stupefacenti (previsto all’articolo
82 della legge Fini-Giovanardi sugli stupefacenti). La Corte
d’Appello ha invece assolto l’imputato ritenendo la sua attività
protetta dalla libertà di espressione e di manifestazione del
pensiero, diritto sancito all’articolo 21 della Costituzione.
Per l’Associazione dei diritti degli utenti e dei consumatori “è un altro duro colpo per la strategia antidroga basata sul reato d’opinione voluta dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega sulle droghe Carlo Giovanardi: ricordiamo che alcune settimane fa, su sua sollecitazione, la Procura di Ferrara aveva lanciato una gigantesca e costosissima operazione in tutta
Italia che aveva portato all’arresto di decine di proprietari di negozi e siti web sulla base dell’istigazione al consumo di stupefacenti. Anche quell’operazione – ricorda l’Aduc è stata del tutto sconfessata dalla pronunzia del Tribunale del Riesame di Ferrara e da altre procure che, una volta ricevuti gli atti per competenza territoriale, hanno richiesto l’archiviazione delle accuse”.
Di parere opposto la deputata del Pdl Gabriella Carlucci,
vicepresidente della Commissione Infanzia della Camera dei
Deputati, per la quale “la sentenza è davvero sconcertante. In
Italia il problema sicurezza è alimentato anche da decisioni
inaccettabili come queste, le quali compromettono il principio di
legalità e della certezza della pena. Parte consistente della
magistratura parteggia per una pericolosissima depenalizzazione
delle droghe cosiddette leggere. Le giovani generazioni nel
nostro Paese crescono nella convinzione che anche i reati più
gravi non vengono puniti: noi continuiamo a credere invece –
conclude Carlucci – che drogarsi fa male e che vendere online
sostanze stupefacenti sia un reato molto grave”.
Red/Sav
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