VARESE La prima domanda è la prova del nove: chi è la guest star padana del Barbarossadi Renzo Martinelli, due ore e 28 minuti di film ieri al suo secondo giorno di programmazione al Miv e in altre 282 sale italiane? Nella culla del Carroccio rispondono (quasi) tutti senza neppure pensarci su un secondo: «Umberto Bossi» butta lì subito Pietro Continiaccompagnato dalla moglie, mentre acquista il biglietto per guadagnare due
dei 130 disponibili nella Sala Terra (26 quelli rimasti liberi alla proiezione delle 19). D’altronde l’Alberto da Giussano (alias Raz Degan) chiama e Varese, culla del Carroccio, risponde, anche se non proprio con il tutto esaurito nelle due sessioni pomeridiane. Ma è pur vero che la saga storica che racconta la vittoria dei comuni lombardi contro l’ambizione da «Imperator Mundi» di Federico I Hohenstaufen (l’attore olandese Rutger Hauer) crea curiosità.
«NON CONOSCO L’AFRICANO»
Sette euro e 50 il costo del biglietto intero per assistere alla pellicola fortemente voluta dal Senatur che, in questa prima fetta d’autunno, dovrà vedersela al botteghino con il competitor in siciliano stretto Baarìa di Giuseppe Tornatore. Nel primo giorno di scontro diretto, è stato l’omaggio a Bagheria ad avere avuto la meglio con 180 biglietti staccati contro 150: «Va bene che si sappia e si veda tutto, poi la gente deciderà» replica ancora Contini, leghista determinato a «vedere le cose del nostro territorio» e a difendere l’opera di Martinelli (coproduzione Rai costata 30 milioni) dall’assalto delle critiche: «Sappiamo delle polemiche ma anche Baarìa ha preso soldi dallo stato». Gli fanno eco Maria Mazzucchelli e Luciano Varallimornaghesi doc: «Come tutte le cose che fa la Lega il film è stato criticato, ma vedrete che tra dieci anni diranno che è un capolavoro». Lei, leghista che acquista tutti i giorni la Padania, ha mangiato allo stesso tavolo dell’Umberto ed è corsa a Venezia per la sua prima uscita pubblica dopo la malattia non ha dubbi: Barbarossa s’ha da vedere e solo dopo, casomai, lo si può criticare. Lo stesso segretario cittadino lumbard Fabio Binelli ha assistito alla «prima» varesina. E condivide Stefano Lurati, che leghista non è: «Liberale», risponde prima di giustificare la scelta: «Mi piace la storia e poi non è uno dei soliti film di sinistra alla Nanni Moretti. Vale la pena dare un’occhiata». L’ha data, e ne è rimasto soddisfatto, un diciottenne di Cassano, Giacomo Truffi, studente di grafica pubblicitaria: «Mi piacciono i film storici ma della politica non me ne frega niente». Scelta guidata dall’italianità dell’opera e giudizio positivo. In sala, alle 16, insieme a lui c’erano un’ottantina di persone, non proprio adolescenti (per loro, Fame e Bastardi senza gloria).
NON SOLO FAZZOLETTI VERDI
«È una novità, vogliamo vederlo ma non siamo leghisti» spiegano i gaviratesi Elena e Riccardo Ballarini mentre Mario Perrone di Cazzago Brabbia di Baarìa non vuol neppure sentir parlare: «No, grazie». Per dirla con Contini, «non conosco l’africano». «Vogliamo conoscere la storia del Nord», confessano i giovani Mara e Marco Rocco di Viggiù. Lui è un militante, lei no. Entrambi sono curiosi: «Finalmente un film italiano un po’ buono, vediamo prima di giudicarlo».
Sara Bartolini
e.marletta
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