Il Varese e la gioiadi giocare a pallone

Il Varese e la gioiadi giocare a pallone

Il commento di Luca Ielmini

NOVARA Il veleno scende a fiumi dalle tribune del «Piola» di Novara. È lo stesso veleno che assaporammo nostro malgrado ad Alessandria sette mesi fa. Contro arbitro, Sannino (in quel caso, a scanso di equivoci, il mister era già in tribuna dall’inizio per squalifica), pubblico biancorosso. Contro tutti. Peraltro, stesso risultato, stessa dinamica (col Varese in rimonta): quell’1-1 firmato nel finale da Crocetti segnò la stagione biancorossa a fuoco. Un punticino che, conti alla mano, fu decisivo nella volatona a due proprio con l’Alessandria.Il Varese visto ieri, però, è un’altra cosa. A febbraio vedemmo una squadra cui tremarono le gambe in lungo e in largo. Il gollonzo di Crocetti fu un dono dal cielo. Ieri no: la truppa di Sannino ha giocato con piglio, personalità, qualità e quantità. Ha avuto paura, ma lo spavento non fatto cigolare l’anima della squadra. Ha segnato con un’azione che sembrava l’Inter del mago Herrera. Tutto veloce, tutto semplice, tutto in verticale, con Tripoli che corre alla maniera del mitico Jair (i nostri padri dicono corresse più veloce della palla) per freddare il Fontana di turno. Sono gol che segnano le squadre che sanno giocare al calcio e che si sono messe in testa di farlo.È come se da Alessandria-Varese a Novara-Varese ci fosse un fil rouge. È come se da quel giorno fosse iniziata un’estate biancorossa che

sembra non voler finire. Là era un timido accenno, il primo sole. È arrivata la torrida promozione e anche questo inizio di campionato è bello confortevole.A fine gara, per andare nella zona interviste, si attraversa il terreno del «Piola». C’è un profumo d’erba che rimanda ai pomeriggi estivi passati al campetto dell’oratorio a giocare. Dalle due fino a quando faceva buio e non si vedeva più nulla. Tripoli, con la sua corsa pura e spensierata, ha tutta l’aria di essere uno che potevate incontrare nelle vostre giornate al campo vicino alla chiesa (e che avreste voluto in squadra con voi). Ecco: date a questi ragazzi un po’ di quest’erba e del suo profumo. Poi, serve soltanto una maglietta (finalmente) rossa, un pallone e un signore con la testa rasata che li sommerge di insulti ed incoraggiamenti. Date queste tre cose in croce e loro giocheranno felici. Ieri il Varese era una squadra contenta di essere lì ad essere e a fare il Varese. Perfino quando, ad ogni folata novarese, entrava acqua da poppa e da prua.E mentre si rientra a casa, col profilo delle Alpi alla nostra sinistra e la pianura alla nostra destra, quasi si stesse tornando dal mare della Liguria, si ha la netta sensazione che sia ancora estate. A pensarci bene, con quell’erba ancora nell’aria, è più di una sensazione.

e.romano

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