Taxi in sciopero da Nord a Sud: protesta nazionale contro governo e piattaforme digitali

Le sigle in sciopero chiedono regole trasparenti per le piattaforme online, temendo un’eccessiva influenza degli algoritmi sulle dinamiche del lavoro (foto d'archivio)

ROMA – Domani i tassisti incroceranno le braccia in tutta Italia, fatta eccezione per l’Umbria, in occasione della prima mobilitazione nazionale del 2026. Dalle 8 alle 22 si fermeranno i servizi in molte città, con l’adesione di una ventina di sigle sindacali del settore. Al centro della protesta, la contrarietà all’ingresso delle grandi piattaforme digitali, come Uber, e la richiesta di maggiore tutela del servizio taxi come servizio pubblico.

A Roma, la mobilitazione sarà visibile anche in strada: è previsto un corteo che partirà dall’aeroporto di Fiumicino, dove convergeranno delegazioni da diverse regioni, per dirigersi verso Piazza Bocca della Verità e infine raggiungere Montecitorio, dove dalle 11 si terrà una manifestazione stazionaria.

Contrari allo sciopero Unione Radiotaxi d’Italia e il consorzio itTaxi, che hanno scelto di non aderire, prendendo le distanze dalla linea dura dei promotori.

Le sigle in sciopero chiedono regole trasparenti per le piattaforme online, temendo un’eccessiva influenza degli algoritmi sulle dinamiche del lavoro. Chiedono inoltre il completamento dei decreti attuativi per contrastare l’abusivismo e il riconoscimento della funzione pubblica del servizio taxi. La Uiltrasporti lamenta l’assenza di dialogo istituzionale, bloccato ormai da anni. “Le istituzioni non possono restare in silenzio di fronte allo strapotere delle multinazionali”, afferma il sindacato.

Ancora più dura la Cgil, che accusa apertamente il governo Meloni di non aver rispettato gli impegni presi con la categoria. “È in gioco il futuro di lavoratori che operano secondo regole stabilite dai comuni e che hanno acquistato licenze con un investimento economico rilevante”, dichiara Nicola Di Giacobbe, coordinatore nazionale di Unica Taxi Cgil. “Non possiamo lasciare il controllo del servizio pubblico a logiche algoritmiche”, aggiunge.

Diversa la visione di Uri e itTaxi, che esprimono fiducia nell’esecutivo e in un confronto costruttivo. Il presidente Loreno Bittarelli critica i promotori dello sciopero, accusandoli di incoerenza per aver chiesto essi stessi modifiche normative nel 2019, contribuendo a creare le attuali incertezze regolatorie.