Violenza sulla figlia, condannato in Appello a 4 anni: respinte le accuse come “fantasie”

Gli abusi sarebbero avvenuti dopo la separazione dei genitori, quando i figli andavano a trovare il padre (foto d'archivio)

VARESE – «Non è vero nulla, mia figlia ha inventato tutto per risentimento». Così si è difeso un operaio 45enne sordomuto, residente nel Varesotto, imputato per violenza sessuale aggravata nei confronti della figlia minorenne. L’uomo ha negato ogni accusa, parlando tramite un interprete del linguaggio dei segni davanti alla prima Corte d’Appello di Milano. Ma la linea difensiva non ha convinto i giudici, che hanno confermato la condanna emessa dal Tribunale di Varese nell’ottobre 2024: 4 anni di reclusione e un risarcimento di 10mila euro non ancora versato.

Secondo l’accusa, le molestie sarebbero iniziate quando la figlia aveva appena 9 anni e si sarebbero protratte fino ai 15, tra il 2013 e il 2019. La ragazza, oggi maggiorenne, ha trovato il coraggio di denunciare tutto in Questura a Varese con l’aiuto della madre. A far emergere il caso fu inizialmente la scuola, che aveva notato segnali di disagio. La giovane aveva già confidato gli episodi al fidanzatino e a un’amica.

Gli abusi sarebbero avvenuti dopo la separazione dei genitori, quando i figli andavano a trovare il padre. Ora si attende un possibile ricorso in Cassazione. Se la condanna diventerà definitiva, l’uomo dovrà scontare la pena in carcere.