VARESE – Una «battaglia di civiltà giuridica» che le Camere Penali portano avanti da oltre trent’anni. È con queste parole che Elisabetta Bertani, presidente della Camera Penale “Giuseppe Lozito – Lucio Paliaga” di Varese, ha aperto il convegno dedicato alla separazione delle carriere, ospitato venerdì 30 gennaio nella sala consiliare di Palazzo Estense.
Un appuntamento partecipato, con l’aula al completo e una presenza istituzionale significativa, a partire dal sindaco Davide Galimberti, che ha fatto da cornice a un dibattito destinato a entrare nel vivo della campagna referendaria. Il 22 e 23 marzo, infatti, gli italiani saranno chiamati a esprimersi sulla riforma della giustizia e, in particolare, sul nodo cruciale della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.
Un dibattito trasversale, tra diritto e istituzioni
Sul palco si sono alternati relatori di primo piano del mondo giuridico e accademico: l’avvocato Rinaldo Romanelli, segretario dell’Unione delle Camere Penali Italiane, il professor Nicolò Zanon, ordinario di Diritto costituzionale all’Università degli Studi di Milano e presidente del Comitato SìRiforma, e il procuratore della Repubblica di Varese Antonio Gustapane. Con loro anche Felice Giuffrè, componente del Consiglio Superiore della Magistratura, e gli avvocati Daniele Ripamonti e Andrea Cavaliere.
Al centro del confronto, la proposta di riforma che punta a ridisegnare l’assetto ordinamentale della magistratura, separando in modo netto le carriere di giudici e pubblici ministeri, superando il sistema delle correnti e introducendo nuovi meccanismi di garanzia.
«Giudice e pm sono soggetti distinti»
Una delle prese di posizione più nette è arrivata proprio dal procuratore capo di Varese. Antonio Gustapane ha sottolineato come la separazione delle carriere rappresenti, dal punto di vista giuridico, il completamento coerente della riforma del processo accusatorio introdotta nel 1999. «Giudice e pubblico ministero sono soggetti distinti, con funzioni profondamente diverse, e come tali dovrebbero essere organizzati», ha spiegato, esprimendo anche un giudizio positivo sull’ipotesi del sorteggio per la composizione degli organi di autogoverno, ritenuto uno strumento utile a contrastare il peso delle correnti interne alla magistratura.
Due Csm e un’Alta Corte disciplinare
A entrare nel dettaglio dell’architettura della riforma è stato Nicolò Zanon, che ha chiarito gli obiettivi del progetto sostenuto dal Comitato SìRiforma: separazione delle carriere per migliorare la qualità dei processi e la tutela dei diritti, istituzione di due Consigli superiori della magistratura distinti, sorteggio dei membri togati per ridurre il correntismo e creazione di un’Alta Corte disciplinare autonoma. Un organismo, quest’ultimo, pensato per rendere più incisivo e credibile il sistema delle sanzioni, oggi percepito da una parte dell’opinione pubblica come debole e inefficace.
Una riforma nell’interesse dei cittadini
A tirare le fila del dibattito è stato Rinaldo Romanelli, che ha ribadito la posizione storica dell’Unione delle Camere Penali: «Questa è una riforma di civiltà, liberale, che ci allinea alle altre democrazie occidentali e rafforza il ruolo del giudice come garante dei diritti dei cittadini». Secondo Romanelli, la separazione delle carriere non indebolisce l’autonomia della magistratura, ma al contrario la rafforza, soprattutto se accompagnata da un sistema di nomine capace di limitare l’influenza delle correnti.
Un messaggio chiaro, emerso con forza dal convegno varesino: il referendum di marzo non viene letto come uno scontro ideologico, ma come un passaggio decisivo per ridefinire l’equilibrio tra poteri, rafforzare le garanzie processuali e ricostruire la fiducia dei cittadini nel sistema giudiziario.













