ROMA – I registri tumori rappresentano uno strumento chiave per mappare le malattie oncologiche e programmare interventi mirati di prevenzione e screening. Oggi la copertura raggiunge l’80% della popolazione italiana, ma alcune regioni devono completare il percorso verso la totalità, mentre altre affrontano problemi organizzativi o legati alla privacy.
A fare il punto è Fabrizio Stracci, presidente dell’Associazione Italiana dei Registri Tumori (Airtum), durante il convegno “I tumori in Italia: sorveglianza epidemiologica della Rete italiana dei Registri Tumori”. Stracci segnala che Sardegna, Piemonte e Abruzzo stanno completando la copertura regionale, mentre il Molise sarà presto pienamente operativo. Alcune aree, come la provincia di Bolzano, hanno incontrato ostacoli legati alla privacy, mentre regioni come Veneto, Campania e Sicilia vantano registri storicamente completi. L’Emilia Romagna, pur avendo registri accurati, non ha fornito dati per l’ultimo studio nazionale.
Analizzare numeri su incidenza, mortalità e schede ospedaliere consente di individuare criticità ambientali e differenze territoriali. A Terni, ad esempio, l’incidenza di tumori risulta superiore, potenzialmente collegata a esposizione a particolato o metalli pesanti. Nel Centro Italia si osserva un maggior numero di tumori gastrici, associati a Helicobacter pylori, più diffuso in alcune zone collinari.
I registri hanno permesso in passato di identificare e monitorare aree critiche come la Terra dei Fuochi, Taranto e Porto Marghera, supportando interventi di prevenzione e ricerca mirata. La raccolta e l’analisi dei dati rimangono strumenti fondamentali per pianificare strategie efficaci di salute pubblica. La rete dei registri consente di concentrare risorse e campagne di screening sulle popolazioni più a rischio. Grazie a questi dati, è possibile migliorare la conoscenza epidemiologica e intervenire tempestivamente nelle aree più vulnerabili.













