VARESE – Ha testimoniato protetta da un paravento, per non incrociare lo sguardo dell’uomo che accusa di averla maltrattata per anni. È un’aula carica di tensione quella del Tribunale di Varese, dove prosegue il processo a carico di un imputato accusato di violenze e vessazioni nei confronti della moglie.
La donna, ascoltata come “testimone assistita” perché coinvolta in un procedimento connesso, ha ripercorso la storia della relazione, iniziata nel 2014 in Albania. «Ci siamo incontrati poche volte prima di sposarci. Lui era stato spinto a farlo», ha raccontato, spiegando come, dopo le nozze, si siano trasferiti a Tradate.
Secondo la sua testimonianza, fin dall’inizio della convivenza sarebbero emersi comportamenti aggressivi, tra insulti e offese. «Mi chiamava ‘idiota’, mi umiliava», ha riferito. Nemmeno la nascita del figlio, nel 2016, avrebbe migliorato la situazione: «C’erano spinte e parolacce».
Nel tempo, la donna ha cercato aiuto rivolgendosi a un centro antiviolenza di Varese e trovando sostegno anche nell’ambiente scolastico frequentato dal figlio. «Urlava continuamente. Anche la maestra mi aveva suggerito di andarmene», ha dichiarato.
I fatti più gravi risalirebbero al 2021, quando la situazione sarebbe degenerata. La testimone ha parlato di episodi di violenza fisica: «Mi ha spinto e, in un’occasione, mi ha afferrato per la gola. Sono finita al pronto soccorso». Nello stesso periodo avrebbe subito anche forme di controllo e intimidazione: «Mi fotografava per dimostrare ai miei familiari che non facevo nulla».
La decisione di lasciare la casa familiare è arrivata proprio in quell’anno, su consiglio del legale e con il supporto di un centro specializzato. «Avevo paura, mi sentivo minacciata. Ogni volta che uscivo pensavo di essere seguita», ha raccontato.
Dal 2022 la donna vive in Piemonte insieme al figlio e al fratello. Il processo prosegue per accertare le responsabilità dell’imputato.













