VARESE – «Sentirsi augurare la morte non può passare sotto silenzio». Con parole nette il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana interviene dopo aver ricevuto una serie di messaggi minatori legati a un suo post social in cui invitava al voto sul referendum.
Il governatore ha parlato apertamente di contenuti «gravi e inaccettabili», annunciando di aver già attivato le procedure per informare le autorità competenti. Una scelta che segna il passaggio da una denuncia politica a un’iniziativa formale, nel tentativo di fermare un’escalation che lui stesso definisce preoccupante.
Fontana distingue tra critica e minaccia, tracciando un confine che ritiene ormai superato. «Una cosa è la critica, finanche l’insulto – sottolinea – ma quando la misura è colma è doveroso intervenire». Parole che riflettono un clima sempre più acceso nel dibattito pubblico, in particolare sui temi legati alla giustizia e al referendum.
Nel suo intervento, il presidente punta il dito contro una degenerazione del confronto politico. «Quando l’avversario non viene visto come qualcuno con idee diverse, ma come un nemico da abbattere – afferma – questo è il risultato». Un passaggio che richiama il rischio di una polarizzazione sempre più marcata, in cui il dissenso si trasforma in ostilità personale.
L’episodio riporta al centro il tema del linguaggio e dei toni nel confronto politico, soprattutto sui social, dove la distanza tra opinione e minaccia può ridursi fino a scomparire. E dove, sempre più spesso, il confine tra libertà di espressione e responsabilità individuale diventa terreno di scontro.













