Investimenti in calo a Varese: imprese frenate da incertezza e norme instabili

Sondaggio di Confindustria Varese lancia l’allarme: -10% nel 2026
Critiche al decreto fiscale e ai tagli agli incentivi: “Manca una strategia industriale chiara”

La fiducia delle imprese varesine vacilla e gli investimenti rallentano. Secondo un’indagine del Centro Studi di Confindustria Varese, nel 2026 la quota di aziende intenzionate a investire subirà un calo di 10 punti percentuali rispetto all’anno precedente.

Un dato che viene interpretato come un segnale preoccupante per il tessuto produttivo locale, già alle prese con un contesto economico complesso e in continua evoluzione.

Il nodo della fiducia

Alla base del rallentamento ci sarebbe soprattutto il venir meno di certezze normative. In particolare, le imprese puntano il dito contro il recente decreto fiscale del Governo italiano, accusato di aver contribuito a peggiorare il clima di fiducia.

Tra le misure più contestate, il taglio del 65% del credito d’imposta legato agli investimenti prenotati nel novembre 2025, che riguarda anche aziende già escluse dagli incentivi previsti dal Piano Transizione 5.0.

A questo si aggiunge lo stop agli investimenti in fonti di energia rinnovabile precedentemente programmati dalle imprese, che contavano su un sostegno pubblico poi venuto meno.

Regole che cambiano

Il punto centrale della critica è la retroattività di alcune decisioni, ritenuta incomprensibile e dannosa. Secondo gli industriali, modificare le regole in corsa mina uno degli elementi fondamentali del rapporto tra imprese e istituzioni: la credibilità degli impegni presi.

Le aziende denunciano da tempo la mancanza di una strategia industriale di lungo periodo, lamentando un susseguirsi di provvedimenti frammentati e spesso incoerenti, adottati senza un confronto strutturato con le parti sociali.

Un momento delicato per l’industria

Il rallentamento degli investimenti arriva in una fase particolarmente delicata per il sistema produttivo italiano, che resta uno dei pilastri dell’economia europea.

Proprio per questo, sottolineano da Confindustria, sarebbe necessario un quadro di politica economica più stabile e prevedibile, capace di sostenere le imprese anziché generare ulteriore incertezza.

Il rischio, avvertono gli industriali, è che senza interventi correttivi si possa compromettere la capacità di crescita e innovazione di un territorio storicamente tra i più dinamici del Paese.