VARESE – Una relazione durata circa quindici anni, rimasta lontana dai riflettori, è finita al centro di un processo per atti persecutori. Secondo l’accusa, la vicenda nasce dopo la scelta dell’uomo di tornare alla famiglia e interrompere il legame parallelo. La donna avrebbe chiuso il rapporto; lui, non accettando la fine, avrebbe iniziato contatti e comportamenti ritenuti insistenti.
Il pm Davide Toscani ha chiesto due anni di reclusione. La richiesta è stata condivisa dalla parte civile, avvocato Maria Petra Marotta. I difensori Barbara Chelazzi e Fabio Bascialla contestano invece condotte reiterate e stato d’ansia della persona offesa.
Agli atti messaggi, pedinamenti e appostamenti tra Varese, Tradate e Malnate. La donna avrebbe cambiato abitudini e residenza, fino al trasferimento; un’amica si sarebbe spostata con lei per sicurezza. Sms con toni opposti, tra “Sei la mia ossessione”, frasi d’amore e minacce di morte alla famiglia.
La difesa parla di circa dieci messaggi in cinque mesi e di un solo episodio sotto casa, escludendo pedinamenti e appostamenti. Contestata l’attendibilità della donna, che avrebbe smentito la relazione con l’amica a suo sostegno. Sentenza attesa a luglio dal giudice Letizia Bibbiani.













