Pro Patria, il tempo delle scelte: iscrizione prima di tutto, poi il futuro del club

Pro Patria, il tempo delle scelte: iscrizione prima di tutto, poi il futuro del club
Dopo il terremoto societario e le tensioni con Travagin, restano pochi giorni per salvare la Serie D. Intanto si muovono Bassi, la politica e il mondo imprenditoriale

BUSTO ARSIZIO – Prima di ogni altra cosa c’è una scadenza da rispettare: l’iscrizione della Pro Patria al prossimo campionato di Serie D, da perfezionare entro il 10 luglio. Tutto il resto, almeno per il momento, passa inevitabilmente in secondo piano.

Le ultime ore hanno consegnato alla piazza biancoblù un quadro tutt’altro che rassicurante. Dopo la cessione del 51% delle quote da Patrizia Testa a Giancarlo Travagin e le forti contestazioni che hanno accompagnato il suo primo approccio con l’ambiente tigrotto, culminate con il ricorso alle cure del pronto soccorso, il clima resta estremamente teso.

Il nodo Travagin

L’interrogativo principale riguarda ora le reali intenzioni del nuovo proprietario.

Nonostante la comprensibile irritazione per l’accoglienza ricevuta e le indiscrezioni che hanno alimentato il timore di una mancata iscrizione, appare difficile immaginare che, dopo l’investimento sostenuto per acquisire il pacchetto di maggioranza, Travagin scelga di lasciare decadere il titolo sportivo. Sarebbe una decisione difficilmente conciliabile anche con i suoi stessi interessi.

Le prossime ore saranno decisive. Se inizieranno a prendere forma le prime nomine societarie e l’organizzazione dell’area tecnica – tra i nomi circolati c’è quello dell’ex dirigente Orlando Urbano – il segnale sarà quello della volontà di andare avanti. In caso contrario, ogni scenario tornerà ad essere possibile.

Bassi e Zema restano in campo

Se la trattativa per il passaggio della maggioranza è naufragata, Luca Bassi e Rosanna Zema continuano comunque a rappresentare un punto di riferimento per buona parte dell’ambiente.

Il lavoro svolto nelle ultime settimane, culminato con la scelta di Giovanni Giovanditti come direttore sportivo, testimonia che un progetto concreto era stato avviato. La sensazione è che la volontà di riportare stabilità alla Pro Patria non sia venuta meno e che il loro ruolo possa restare centrale anche nei prossimi sviluppi.

La politica osserva

Anche Palazzo Gilardoni segue la vicenda con crescente attenzione.

Pur non potendo intervenire direttamente in una società privata, l’amministrazione comunale è consapevole del peso che la Pro Patria rappresenta per la città. L’obiettivo condiviso, almeno sul piano istituzionale, è evitare che una delle società sportive simbolo di Busto Arsizio possa andare incontro a conseguenze irreparabili.

Si muove il mondo imprenditoriale

Dietro le quinte si registrano anche contatti nel mondo imprenditoriale cittadino.

L’obiettivo sarebbe innanzitutto garantire l’iscrizione al campionato e, successivamente, favorire una soluzione condivisa sul piano societario. Al momento si tratta di movimenti ancora riservati, ma il fermento attorno alla vicenda è evidente.

L’ipotesi Di Caro non è del tutto tramontata

Tra i protagonisti delle ultime settimane c’è anche l’avvocato Carmine Gorrasi, che aveva lavorato a un progetto insieme alla famiglia Di Caro, proprietaria del gruppo Scoiattolo e della Varesina.

L’operazione sembrava vicina alla conclusione prima dell’improvviso cambio di scenario che ha portato alla cessione delle quote a Travagin. Nonostante ciò, secondo quanto filtra, i contatti con la famiglia Di Caro non si sarebbero completamente interrotti e potrebbero rappresentare un’opzione qualora si aprissero nuovi spiragli.

Una piazza che non vuole arrendersi

In tutta questa vicenda resta un elemento che non è mai venuto meno: l’attaccamento della tifoseria.

Le proteste degli ultimi giorni hanno dimostrato che il popolo biancoblù continua a sentirsi parte integrante della storia del club. Al di là delle modalità con cui è stata espressa la contestazione, il messaggio è chiaro: la Pro Patria rappresenta un patrimonio che la città non vuole perdere.

I prossimi giorni diranno se prevarrà il caos oppure il buon senso. La prima partita, però, non si gioca sul campo: si chiama iscrizione alla Serie D. E da quella dipende il futuro immediato della Pro Patria.

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